Mortara, la squadra batte cassa Nicò: «Pagheremo gli arretrati»
MORTARA Non hanno ancora preso due mesi di stipendi arretrati e adesso alzano la voce. Succede al Mortara (Prima categoria), dove i giocatori della scorsa stagione contestano i dirigenti: Il Mortara sta costruendo la nuova squadra – spiegano i calciatori - ma non hanno ancora pagato i debiti arretrati. E' vero - conferma il presidente Andrea Nicò - dobbiamo pagare due mesi di rimborsi spese arretrati ai giocatori e prima di andare in ferie salderemo i debiti. Per farlo la società aspetta i 15mila euro del contributo annuale del Comune di Mortara: E poi aspettiamo altri 8mila euro - aggiunge Nicò -. Appena arriveranno, ed è questione di giorni, salderemo tutto. Ricordo però che parliamo di rimborsi spese per un'attività dillentantistica, non degli stipendi di un operaio o di un impiegato. A farsi portavoce del disagio dei giocatori è il tecnico Emanuele Pochetti, che ha chiuso il rapporto con il Mortara dopo tre stagioni coincise che con una promozione in Prima (2008/09) e due piazzamenti a ridosso alla zona play off. I giocatori hanno preso sempre i rimborsi in ritardo rispetto alla data concordata. A novembre ho saputo delle difficoltà economiche della società - spiega Pochetti - e da quel momento ho rinunciato al mio rimborso spese per farlo avere ai ragazzi. In rosa avevo non più di 16 giocatori e senza la possibilità di pescare nella Juniores, perchè non c'è, se qualcuno fosse andato via sarebbe stato difficile concludere il campionato, invece siamo rimasti quasi tutti e abbiamo anche sfiorato l'accesso ai play off. A dicembre erano partiti Motta, Spirolazzi, Miezan e Bufardeci, mentre l'unico rinforzo è stato Della Noce, che però è rimasto in biancoazzurro per due mesi: Avevamo la rosa all'osso: Antinolfi e Scuro hanno giocato tutto il ritorno con problemi fisici seri, curati a loro spese - aggiunge Pochetti -. Per tre anni ho portato io i palloni per le partite, usavamo le nostre auto per le trasferte e pagavo di tasca mia le cure ai ragazzi giovani. Io e i miei ragazzi non ci meritiamo questo trattamento. Sandro Barberis