Pressing su Bossi per salvare il governo
di Gabriele Rizzardi wROMA Il clima di unità politica è durato solo poche ore e da domani, con la riapertura dei mercati, i timori del Cavaliere torneranno a concentrarsi sul futuro del governo e sulle prossime mosse della Lega. Berlusconi, che non dovrebbe trascorrere tutto il week end in una delle sue ville in Sardegna, assicura che il rapporto con Bossi è solido ma l'ondata giudiziaria che ha investito il ministro Saverio Romano e i parlamentari del Pdl Alfonso Papa e Marco Milanese potrebbe trasformarsi presto in uno tsunami. La questione sarà discussa domani da Berlusconi in un vertice con Bossi ad Arcore. Il faccia a faccia servirà anche a fare chiarezza sul rebus rimpasto con la scelta del successore di Angelino Alfano alla Giustizia. Scelta non facile, sulla quale sono puntati gli occhi del Qurinale. Chi sarà il nuovo ministro? Prende quota la candidatura di Renato Brunetta che lascerebbe il ministero della Funzione Pubblica ad Anna Maria Bernini. Ad Arcore si parlerà anche del decreto sui rifiuti di Napoli. Ma è sulla giustizia che ilpremier rischia il cortocircuito. La Lega, vista dalle opposizioni e soprattutto dal Pd come l'anello debole sul quale insistere per mettere in crisi il Cavaliere, è tornata nuovamente a fissare i suoi paletti: stop alle leggi ad personam e nessuna fretta sulla riforma della giustizia. Esattamente il contrario di quel che il premier ha detto due giorni fa dopo l'approvazione della manovra. Il clima, insomma, è di massima incertezza ed anche nel Pdl cresce il malumore. Delusi dalle misure adottate dal governo per tenere sotto controllo i conti pubblici, i militanti parlano di una manovra alla Prodi, non accettano che a pagare siano i più deboli e puntano il dito contro Giulio Tremonti. Ed anche nel partito di via dell'Umiltà, ora affidato alle cure di Angelino Alfano, in molti hanno iniziato a guardare al dopo e pensano che Berlusconi, stanco, provato e con il volto sempre più tirato, sia ormai diventato solo un ostacolo. Ma ad essere preoccupato è anche e soprrattutto Bossi, che si trova a fare i conti con i maroniani che sono sempre più critici nei confronti del senatùr e guardano con interesse alla possibilità di dare vita ad un nuovo governo senza il Cavaliere. Il leader del Carroccio sta vivendo un momento di profonda crisi ed anche il sondaggio lanciato alcuni giorni fa da un sito non ufficiale della Padania conferma che qualcosa potrebbe cambiare. Alla domanda "chi vorresti come nuovo leader della Lega Nord" il 35% degli intervistati ha indicato il ministro dell'Interno, Roberto Maroni. Al secondo posto figura un non meglio precisato "uomo nuovo", poi ci sono i veneti Flavio Tosi e il governatore Luca Zaia. Bossi è solo al quinto posto, seguito da Roberto Castelli e Roberto Calderoli. Ed è in questo scenario che si inserisce il pressing delle opposizioni sulla Lega. Pd, Udc e Idv hanno fatto sapere che la prova di responsabilità si è conclusa con l'approvazione dalla manovra e chiedno che si apra una nuova fase con le dimissioni del governo. E la partecipazione del Carroccio sarebbe indispensabile. Ragion per cui, Bersani (ma anche Casini) non smette di corteggiare Bossi e i suoi possibili "successori". Il risultato è che i contatti avvenuti nei giorni scorsi per sondare la possibilità di dare vita ad un governo di transizione non sono sfuggiti al Cavaliere, che ha subito confermato l'intenzione di andare avanti fino al 2013 ed ha chiesto garanzie a Bossi sul prossimo futuro. Ma la frase un po' sibillina detta due giorni fa dal senatùr (Chi vuole il governo tecnico deve parlare con me) lascia aperta più di una soluzione. ©RIPRODUZIONE RISERVATA