LE MANI NELLE NOSTRE TASCHE
MASSIMO RIVA E meno male che avevano promesso, garantito, giurato e ripetuto con infingarda sicumera per tre anni che non avrebbero mai messo le mani nelle tasche degli italiani! Ed ecco ora, alla resa dei conti con la realtà, una manovra i cui provvedimenti sono nella maggior parte prelievi, diretti o indiretti, dai portafogli dei cittadini e, per giunta, anche dei meno abbienti. Un simile conclamato spergiuro, del resto, non è che la logica e ineluttabile conseguenza di un altro subdolo inganno perpetrato anch'esso fino a ieri con la reiterata menzogna della messa in sicurezza dei conti pubblici. E' bastato che sui mercati si levasse un po' di vento speculativo e tutto questo castello di falsità è crollato su se stesso in pochi giorni, mettendo a nudo non soltanto le reali e pesanti difficoltà del paese ma anche, anzi soprattutto, l'inadeguatezza e l'irresponsabilità dei suoi attuali governanti. Fa presto il ministro Tremonti a tentare di cavarsela con il ricorso ad immagini ad effetto come quella del siamo tutti come sul Titanic. Prendiamola pure per buona la metafora del naufragio, ma a chi se non al governo per primo toccava di avvistare per tempo l'iceberg contro cui la nave Italia è andata ora a sbattere? Chi se non il governo, presidente del Consiglio e ministro dell'Economia in plancia, ha tenuto spento il radar e continuato su una rotta tracciata su carte nautiche del tutto prive di aderenza alla realtà dei mari già in tempesta? Di errore in errore si è così giunti a mettere assieme una manovra che probabilmente non calmerà i mercati ma di sicuro carica sugli italiani costi maggiori a causa dei colpevoli e reiterati svarioni del governo. Che, pur smascherato nelle sue bugie, ha ancora la sfrontatezza di tentare qualche ennesimo inganno dell'opinione pubblica gabellando sotto il termine tagli misure che spingono in realtà all'aumento della pressione fiscale. Certo, tecnicamente, la riduzione dei bonus su asili, scuole, sanità e casa ricade perfettamente sotto la dizione di taglio, ma non di spesa pubblica e nemmeno di sprechi. Questi sono tagli che incidono direttamente sui portafogli degli italiani e li obbligano a dare di più e non di meno all'Erario. Altra ipocrisia è quella di definire come contributo di solidarietà il prelievo che viene istituito a carico delle cosiddette pensioni d'oro. Magari il provvedimento obbedirà anche a una certa logica equitativa e però il nome giusto di quel contributo è sovrattassa straordinaria. E se non la si vuol chiamare con il suo vero nome è solo perché così si tenta di non far emergere la palese discriminazione, a parità di reddito, fra chi lo ottiene da pensione e chi da altre fonti di incasso. Comunque, anche in questo caso, il taglio è operato sulle tasche dei cittadini e non su una delle tante incoerenti voci di spesa del bilancio pubblico. Il punto cruciale è che il ministro Tremonti, anche in questa occasione, si è rivelato incapace di uscire dalla logica ottusa dei cosiddetti tagli lineari. Insomma, non si sono affrontati i problemi in una seria visione riformatrice di verifica caso per caso dei capitoli di spesa - operando quella che in termini anglosassoni si chiama spending review - per poi fare una selezione politica fra gli obiettivi da privilegiare e quelli da accantonare. No, ancora una volta, si è lasciato sostanzialmente intatto l'impianto e si è sparato nel mucchio con l'inevitabile risultato di colpire soprattutto quella gran massa di italiani che si affolla nei ceti medio-bassi. Il fatto che, almeno nella stesura finale, siano state cancellate alcune storture come quella di una tassa regressiva sui depositi bancari non basta a rendere meno indigesta una manovra che resta caratterizzata da eccessi di spremitura fiscale dei contribuenti e dalla totale assenza di misure volte a ridurre seriamente quella voracità di spesa dello Stato che è all'origine del nostro debito pubblico, certificato proprio ieri al nuovo record storico di 1.897 miliardi. Che in simile scenario Silvio Berlusconi abbia avuto ancora ieri la spudoratezza di evocare minori tasse - pur soggiungendo un guardingo ma non ora - suona come un inaccettabile insulto all'intelligenza degli italiani. ©RIPRODUZIONE RISERVATA