La Lega si smarca «Meglio votare sì all'arresto di Papa»
di Natalia Andreani wROMA Meglio di sì. Meglio votare per l'arresto. Sono quasi le otto di sera quando il leader della Lega Umberto Bossi lascia l'aula di Montecitorio rompendo gli indugi. In Giunta per le autorizzazioni a procedere il Carroccio voterà sì alla richiesta di arresto per il deputato del Pdl, Alfonso Papa, inoltrata dai magistrati di Napoli che indagano sulla P4: e che accusano il parlamentare di corruzione, favoreggiamento e rivelazione di segreti d'ufficio in relazione a più episodi nei quali risultano coinvolti alti ufficiali della Guardia di Finanza e altre talpe in divisa. Dopo giorni di rinvii - l'ultimo proprio ieri - la Lega scioglie dunque le sue riserve azzoppando la maggioranza e lasciando i pidiellini soli nella difesa di Papa. Il primo colpo di scena, in realtà, era arrivato già in mattinata quando Paolo Sisto, relatore del Pdl in giunta, ha ritirato la sua proposta di votare contro l'arresto del collega. Motivazione ufficiale: ottenere il tempo di studiare la nuova documentazione di quasi 15 mila pagine consegnata da Papa. Ma per le opposizioni, che hanno gridato alla scandalo, la mossa era solo un modo per guadagnare tempo, alla luce delle fratture interne alla coalizione di governo, con lo scopo di evitare il voto in giunta e arrivare direttamente alla discussione in aula dove il provvedimento è già stato calendarizzato per il 22 luglio e dove il Pdl potrebbe chiedere il voto segreto. Il relatore ha tutto il diritto di esaminare le nuove carte, aveva replicato il capogruppo in giunta del Pdl Maurizio Paniz. Ma Pd e Idv hanno fatto muro ottenendo un rinvio alle dodici di oggi (quando alla Camera arriva però anche la manovra). Poi, alle otto di sera, le parole del senatur . Altre grane incombono intanto sul palazzo chiamato a decidere anche sulla richiesta di arresto per Marco Milanese. Il governo deve ora affrontare il caso di Saverio Romano, il ministro che la procura di Palermo vuole processare per concorso con Cosa nostra. Lui si proclama innocente e la poltrona di titolare delle Politiche agricole proprio non intende lasciarla. Anzi. Ieri mattina l'ex esponente Udc, fuoriuscito nel 2010 per appoggiare con il gruppo dei "Responsabili" il governo Berlusconi) ha scritto alla Commissione parlamentare antimafia chiedendo di essere urgentemente ascoltato. Ma sui piani di Romano pesano le due mozioni di sfiducia presentate ieri dall'Idv di Antonio Di Pietro e dal Fli di Gianfranco Fini. Appare necessario che l'Italia e le sue Istituzioni siano salvaguardate nel loro prestigio e nella loro dignità, si legge nella mozione in cui lo stato maggiore del Fli chiede la cacciata di Romano dall'esecutivo appellandosi a ragioni di opportunità e di precauzione. Analoghi i toni della mozioni dell'Italia del valori che pure impegna il governo ad avviare immediatamente le procedure di revoca dell'incarico di ministro all'onorevole Romano. Ma anche il Pd, lo ha annunciato via Twitter il capogruppo alla Camera Dario Franceschini, è pronto alla sfiducia individuale al ministro indagato. ©RIPRODUZIONE RISERVATA