Quelle "pozze scure" all'attacco dell'Italia
di Andrea Di Stefano wMILANO La crisi che ha investito l'Italia ha un mandante: la finanza ombra che ha letteralmente stravolto il sistema finanziario borsistico e obbligazionario. Durante la tempesta perfetta che si è abbattuta sulla Borsa e sui titoli di stato italiani molti hanno genericamente gridato al ruolo della speculazione e la Consob ha tentato di arginare il fenomeno con un piccolo provvedimento di trasparenza che ha permesso di rilevare che solo lo 0,16% delle contrattazioni era riconducibile alle vendite allo scoperto, che producono cioè un ribasso artificiale delle quotazioni per ricomprare successivamente a valori più bassi. Ma verificare quanti e quali operatori hanno scommesso sul ribasso, mentre la metà del mercato viene gestito da soggetti al di là delle regole, è come somministrare antibiotico a un malato colpito da un virus: lo si indebolisce senza combattere l'intruso. Per capire di che cosa stiamo parlando basta qualche dato: durante il "lunedì nero" dell'11 luglio ad esempio, sul Chi-X (mercato parallelo gestito dalla banca d'affari giapponese Nomura) per il titolo Intesa SanPaolo sono passati di mano oltre 80 milioni di pezzi, rispetto ai 300 circa di piazza Affari (quasi il 30% di quanto scambiato in Borsa Italiana); aggregando anche altre piattaforme alternative come Bats e Turquoise, il valore si avvicina al 50%. Il vero male è quindi quello della cosiddetta finanza ombra. Si chiamano Turquoise, Baikal, RiverCross. Nomi che evocano mari trasparenti, laghi puliti, fiumi alpini a cui ci si può dissetare. In realtà sono quanto di più oscuro abbiano prodotto i mercati finanziari. Tanto che, in gergo, sono indicati come dark pools (pozze scure): borse alternative dove si possono negoziare grandi quantitativi di azioni senza che nessuno riesca a vedere i prezzi intermedi della contrattazione. Si vede solo il prezzo finale, quando i giochi sono fatti. Le dark pools hanno cominciato a proliferare in Europa dal 2007, dopo l'approvazione della normativa europea sui mercati finanziari Mifid che abolisce l'obbligo di concentrazione delle negoziazioni nei mercati regolamentati. Per difendere il sistema Paese e l'euro stesso è indispensabile vietare queste armi di distruzione di massa che portano la firma di Goldman Sachs, Nomura, Citigroup, Credit Suisse, Deutsche Bank, Goldman Sachs, Merrill Lynch, Morgan Stanley e UBS solo per citare i principali operatori, gli stessi che sono stati salvati dal fallimento con danaro dei contribuenti che ora sono anche costretti a pagare il risanamento dei conti degli stati peggiorati per effetto della crisi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA