Risarcito per l'epatite C ma deve restituire i soldi

Nel 1992 il governo, su iniziativa dell'allora ministro della salute Rosy Bindi, ha approvato la legge sul danno biologico che sancisce un indennizzo alle persone che hanno contratto l'Aids o l'epatite C in seguito a trasfusioni di sangue infetto. Per ottenere il risarcimento è necessario il riconoscimento del nesso di casualità tra la trasfusione di emoderivati e l'insorgenza della malattia, L'indennizzo, dice la legge, può consistere in un assegno vitalizio, se la persona è ancora viva, o in una pensione di reversibilità. Il ministero della Sanità ha stimato che tra gli anni Ottanta e Novanta circa 900 emofiliaci hanno contratto l'Hiv e molti di più si sono ammalati di epatite C. Malattie che costringono il paziente a sottoporsi ad una terapia a vita, senza possibilità di una cura che porti alla guarigione definitiva. E che spesso hanno una prognosi infausta. di Maria Grazia Piccaluga wPAVIA Per l'epatite C, contratta in ospedale negli anni Sessanta con alcune trasfusioni, Raffaele M. - al termine di una lunga battaglia legale - aveva ottenuto un risarcimento: 23mila euro, 44 anni dopo essersi ammalato. Ma contro la sentenza del Tribunale di Pavia che gli concedeva l'indennizzo il San Matteo aveva fatto ricorso alla Corte d'appello di Milano. E l'aveva vinto, ribaltando la decisione del giudice pavese. Oggi il pensionato di 77 anni, che vive in borgo in una casa dell'Aler insieme alla moglie, è costretto a restituire quella somma. Gli è stata pignorata la pensione. Ogni mese dai 700 euro che gli servono per vivere deve riconsegnarne 149 al San Matteo. Oltre al danno di aver contratto la malattia, anche la beffa – dice l'uomo, amareggiato –. Ma tutta questa vicenda è stata mortificante per noi. A cominciare dall'inizio, da quando per dimostrare che avevo contratto l'epatite C dopo il ricovero al Forlanini ho richiesto la mia cartella clinica: non c'erano che pochi fogli, in buona parte bianchi. E nessuna traccia delle trasfusioni che invece mi furono praticate. Non solo, alla richiesta dei legali dell'uomo - gli avvocati Stefano Negri e Pierluigi Vittadini - di accedere all'archivio dell'Avis per recuperare almeno la copia delle cartelle cliniche, fu risposto che un incendio aveva parzialmente distrutto la documentazione. E che proprio quelle cartelle non sarebbero più state recuperabili. Ma il giudice della prima sezione civile del Tribunale di Pavia, Anna Maria Oddone, nel dicembre del 2003, aveva stabilito, dopo aver esaminato nei dettagli il caso, che fosse da ritenere provato il fatto che il paziente era stato sottoposto a emotrasfusione durante il ricovero vista la complessità delle cure. Lo spirito della legge, aveva sottolineato anche il giudice, è quello di riconoscere l'indennizzo ai pazienti che hanno riportato patologie invalidanti in seguito a trasfusioni di sangue – spiega l'avvocato Stefano Negri – avvenute anche molti anni prima dell'entrata in vigore della legge 210 del 1992, quando non era possibile effettuare esami virologici che potessero intercettare la presenza di malattie. Per il magistrato, infatti, non toccava al paziente portare le prove del contagio avvenuto. I sanitari del padiglione Forlanini non compilarono correttamente la cartella clinica scriveva il giudice. E questo già era da considerare una pecca. Inoltre il San Matteo non è stato in grado di portare dimostrazioni contrarie. Ma l'ospedale non ha accettato la sentenza. E tramite il suo ufficio legale ha presentato ricorso alla Corte d'appello di Milano ritenendo che la domanda di Raffaele M. fosse già da considerare caduta in prescrizione. Una questione cavillosa. Secondo l'ospedale il decorso della prescrizione (5 anni) sarebbe iniziato dalla data di presentazione della prima richiesta di indennizzo e non dal momento in cui il paziente ha ricevuto la risposta dell'ospedale con la scarna documentazione clinica, tesi invece sostenuta dai legali di Raffaele M. Dei 23.400,50 euro ricevuti come indennizzo per la mia malattia ne devo restituire 23.777,80, con gli interessi di mora. Ho fatto il conto che ci metterà 13 anni a pagare il debito, considerando che una buona oarte di quei soldi se ne sono andati in cure e spese legali per ottenere quello che pensavo fosse un mio diritto. ©RIPRODUZIONE RISERVATA