Regioni e Comuni: 9,6 miliardi in meno
La mannaia della manovra si abbatte come previsto su Regioni ed Enti locali. Il testo approvato in Senato infatti conferma il taglio dei trasferimenti per 9,6 miliardi di euro nel 2013 e nel 2014. Secondo i calcoli dei governatori, il peso maggiore dei tagli ricade sulle regioni, con 9,140 miliardi su un totale di 18,754, pari al 48,7% del riequilibrio dei conti. Complessivamente, il concorso delle autonomie locali alla finanziaria ammonta a 21,6 miliardi di euro (di cui 7,2 nella sanità) tra il 2011 e il 2014. Una partecipazione così impegnativa da mettere a rischio i servizi ai cittadini e da far facilmente prevedere aumenti di tasse e tariffe. Col passaggio a Palazzo Madama, viene tuttavia eliminato il taglio al fondo di riequilibrio del federalismo fiscale, un provvedimento che preoccupava l'Anci. Ma la coperta è corta: per mantenerlo in vita, il governo riduce di 2,1 miliardi nel 2013 e 2014 la dote per rimborsi e compensazioni fiscali. Cambiano, inoltre, ai fini dell'applicazione del patto di stabilità interno, i parametri di virtuosità: viene introdotto un coefficiente di correzione legato al miglioramento raggiunto dalle amministrazioni e incentivi ai comuni che privatizzano (eliminato il rapporto tra spesa in conto capitale e spesa corrente). Per razionalizzare la spesa, i Comuni sotto i 5 mila abitanti (5700 in Italia) entro il 2013 dovranno associarsi per sei funzioni fondamentali, che vanno dall'amministrazione generale ai servizi sociali, alla polizia municipale. Viene fissato inoltre il tetto per le spese del personale al 40%.