Villanterio, il "don 2.0" per rilanciare l'oratorio
Don Luca Roveda (nella foto) coadiutore nella parrocchia del Santissimo Salvatore, conosciuta come San Mauro, a settembre andrà a Villanterio. Ha 35 anni, è sacerdote da 6 anche se prima ha studiato per tre anni medicina. E' quello che viene definito un prete moderno grazie alle sue conoscenze tecnologiche. Sa usare bene internet con cui ha unito la tradizione religiosa con la comunicazione moderna. Una strategia che gli ha consentito di parlare al cuore dei giovani e di costruire una fitta e variegata rete di contatti e amicizie. Il prete del web riserva ancora delle sorprese, sembra essere un appassionato di canto e ballo, poesia e anche un esperto di motori. Nel 2009 ha partecipato al fanta moto mondiale, un campionato virtuale di motociclismo, dove ha totalizzato ottimi piazzamenti fra cui una vittoria a Jerez de la Frontiera. di Marianna Bruschi wVILLANTERIO Nella bacheca dell'oratorio di Villanterio il cartello con le regole da rispettare non c'è più. Sopra la cancellata sventola solo la bandiera blu del Grest. Forse solo una coincidenza o forse è un segno che il vento sta cambiando. Perché da settembre arriverà nella parrocchia di Villanterio don Luca Roveda, il sacerdote tecnologico, 35 anni, 5mila amici su Facebook. E le polemiche degli ultimi mesi con l'oratorio svuotato dalle troppe regole di don Claudio Zanaboni sembrano già adesso un ricordo. Don Luca è stato nominato vicario parrocchiale, affiancherà don Claudio a partire da settembre. In parrocchia alle polemiche non danno troppo peso. Don Luca viene ad aiutare don Claudio perché da solo non ce la fa, spiegano sul sagrato della chiesa di San Giorgio. Due le parrocchie a Villanterio, oltre a San Giorgio c'è anche Santa Maria in Commenda, poi Gerenzago. Don Emanuele, ultimo anno di seminario, andrà a Pavia, quindi don Claudio non può restare da solo. E l'oratorio? Sì, potrà aiutare anche in quello. Bambini e ragazzi al Grest estivo non sono mancati, ma nei mesi scorsi la quotidianità dell'oratorio in via della Chiesa era cambiata rispetto al passato. Vuoto il campo da calcio, vuote le salette a disposizione dei ragazzi. Un silenzio irreale per uno spazio così attrezzato a disposizione dei giovani. I giovani a Villanterio ci sono, ma hanno iniziato a non frequentare più l'oratorio da quando sulla porta era comparso il regolamento, la Carta del vivere insieme all'oratorio di Villanterio. Campo da calcio deserto e ragazzi seduti sulle panchine dei giardini davanti al Municipio. Un decalogo tra il viver civile e il puntiglioso. Tieni pulito il bagno, pensa alle persone che lo useranno dopo di te. Rifiuti da buttare nel cestino, pulizia, niente parolacce, niente insulti agli altri. Rispetto. Ma ai ragazzi non andava giù di dover pagare due euro di cauzione per poter giocare a pallone, si sentivano controllati. Già da quando era stata introdotta la tessera a pagamento per iscriversi all'oratorio. Le regole sono necessarie – aveva spiegato don Claudio – i ragazzi fanno dei disastri, è una questione di rispetto. Forse don Luca Roveda riuscirà a portare qualche cambiamento, ad accorciare le distanze con i ragazzi. Il suo trasferimento ha avuto come prima conseguenza decine di messaggi su Facebook da parte dei ragazzi di San Mauro che da settembre dovranno salutare il loro don. Andrò ad aiutare Don Claudio, in virtù dell'unità sacerdotale. Lascio un ambiente a cui sono molto affezionato, dove sono cresciuto soprattutto spiritualmente e a cui dedicherò un saluto speciale a settembre, prima della partenza – dice don Luca Roveda – . Andare a Villanterio però è come ritornare a casa visto che si trova a pochi chilometri da Inverno e Monteleone, paese dove sono cresciuto.Don Claudio in questi giorni è in campeggio a Marzio, in provincia di Varese, irraggiungibile per un commento sul lavoro che lo aspetta insieme a don Luca. Ma l'oratorio potrebbe essere in cima alla lista. L'umanità e la comunicazione – spiega don Luca – sono fondamentali nella vocazione sacerdotale. Non ho mai creduto a una chiesa elitaria. (ha collaborato Massimiliano Scala)