Pomodori e cetrioli in calo «Vogliono prodotti italiani»

PAVIA Dopo che ho dovuto buttare via due intere cassette di cetrioli non le ho più comprate. Tanto la gente non li vuole, neanche ora che le tv ne parlano di meno. Antonio Maoiorino gestisce l'ortofrutta di Porta Milano, e ha visto diminuire le vendite di alcuni articoli: Anche la verdura da cuocere si fa fatica a venderla in questo periodo, anche le zucchine – dice –. La frutta invece no. I clienti vogliono sapere da dove vengono i prodotti. Le vendite sono calate, ma solo durante la settimana in cui la psicosi ha raggiunto il culmine, sostiene Giampaolo Boroni, che gestisce l'ortofrutta in Borgo. In quel periodo le vendite sono crollate del 50% – spiega –. I cetrioli non andavano proprio, ma anche i pomodori. Sono ancora tanti i pavesi che non si fidano a mangiare gli ortaggi coinvolti nella psicosi da batterio killer: Mia mamma ancora adesso si rifiuta di comprarli – dice una cliente –. Io li mangio, ma solo perché li prendo dall'orto. Sono solo voci messe in giro ad arte dalla televisione – aggiunge un signore fuori dall'ortofrutta del Borgo Ticino –. Io mangio tutto lo stesso: se sono sopravvissuto alla guerra sopravvivo anche ai cetrioli. C'è anche chi, per difendersi dalla paura, acquista solo prodotti italiani: E' vero, molti s'informano sulla provenienza della merce – spiega Boroni –. Se vedono cose che vengono da Spagna o Olanda non le comprano, anche se costano meno. La paura del batterio killer non sembra colpire allo stesso modo in tutta città. Al Fruttivendolo di fiducia alla fine di via Tasso due casse di cetrioli sono in bella mostra: Vengono dal Veneto e dalla Sicilia, e la gente li compra – dice Carmela Valvo, titolare –. Per ora gli affari reggono. Anche qui la gente s'informa, ma poi compra: Se sono cose italiane le prendo, dice una cliente. Per rifornirsi la maggior parte dei fruttivendoli pavesi si reca all'ortomercato di Milano: Secondo me smantellare il mercato della frutta che c'era in piazzale Oberdan è stata una stupidaggine – dice Antonio Maoiorino, che gestisce l'ortofrutta di Porta Milano –. Là venivano tanti produttori anche dall'Oltrepo, e oltre ad avere prezzi migliori si potevano anche comprare più prodotti del territorio. Gabriele Conta