La Procura è sicura: «La prova dei reati nei conti correnti»

di Fabrizio Merli wVOGHERA Consapevoli corruttori di un pezzo da novanta? O, piuttosto, vasi di coccio in mezzo a vasi di ferro? La metafora manzoniana viene rispolverata dai difensori del "gruppo di Voghera" dopo gli arresti domiciliari per il sindaco, Carlo Barbieri e il commercialista, Guido Marchese. Gli avvocati Marco Casali e Luca Angeleri hanno fatto copia delle 1400 pagine che costituiscono il fascicolo e le stanno studiando con attenzione. La mole di documenti è imponente, e le intercettazioni, sulle utenze di Barbieri, Marchese e di Giovanni Alpeggiani (non indagato) sono numerose. Il nocciolo della questione è la prova che vi sia stato un passaggio di denaro (secondo la Procura di Napoli almeno 100.000 euro) da Barbieri e Marchese a Marco Milanese, l'ex consigliere politico del ministro Giulio Tremonti. Nell'ordinanza di custodia cautelare vi è solo un riferimento, in una intercettazione telefonica, laddove l'immobiliarista Sergio Fracchia ricorda a Marchese di dovere recuperare un cento di quei documenti che avevamo depositato. Per la Procura il riferimento ai "cento" riguarderebbe 100.000 euro. Soldi provenienti dai conti personali di Marchese e Barbieri, che, insieme a un finanziamento da 550.000 euro della filiale nizzarda della banca Carige, sarebbero dovuti servire per acquistare la villa a Cannes di Milanese. Che vi siano stati passaggi di denaro dai conti di Marchese, Barbieri e Alpeggiani a quello di Milanese, viene specificato nell'ordinanza di custodia cautelare. E il dettaglio è stato certificato da un consulente tecnico che ha passato al setaccio i conti correnti del parlamentare Pdl. Ma si tratta di passaggi di denaro per operazioni immobiliari del tutto lecite, puntualizza l'avvocato Marco Casali. Tra l'altro, dalle carte dell'inchiesta emerge anche un altro dettaglio. E cioè il fatto che Giovanni Alpeggiani sarebbe stato assolutamente contrario all'acquisto, da parte della società Sogepa, della villetta di Cannes, ritenendo incerta la prospettiva di rivendere l'immobile in un secondo tempo. Da questo punto di vista, il politico originario del Brallo è stato lungimirante. Dopo avere versato l'acconto di 650.000 euro a Milanese, infatti, venne meno la possibilità di rivendere la casa a un cliente olandese che, in un primo momento, si era fatto avanti. Anche su questo punto, tuttavia, permangono alcuni margini di incertezza. Il principale risiede in una conversazione intercettata tra il telefono di Sergio Fracchia, l'immobiliarista che faceva da contatto per il gruppo vogherese, e quello di Marco Milanese. La data è quella del 4 febbraio 2011. Un paio di settimane dopo che il Pm di Napoli, Vincenzo Piscitelli, aveva raggiunto Voghera insieme ad alcuni agenti della Digos per sentire Barbieri e Marchese come persone informate sui fatti. L'ex braccio destro di Tremonti si rivolge al geometra vogherese e gli dice: Poi ricordati di dire che loro l'avevano comprata perchè avevano il cliente, poi l'hanno perso e io ci ho perso, io ci ho perso 40.000 euro, ti ricordi tutta la storia, quella verità?. Fracchia replica: Eh, la verità. E Milanese conclude: Appunto, se ti dicono qualcosa, nomine, non nomine, non sai un cazzo, dici "ma che dici?", poi basta. Secondo la procura di Napoli, questo passaggio confermerebbe il fatto che Milanese ha in qualche modo "istruito" i vogheresi circa le risposte da dare all'autorità giudiziaria. E che ha sottolineato con forza come il discorso relativo alle nomine negli enti controllati dal Ministero del Tesoro non dovesse essere affrontato.