Aveva ucciso il padre E adesso finisce in cella

Una lite tra padre e figlio esplosa dentro casa, degenerata fino alle botte e finita tragicamente. Era il 26 ottobre 2009. Salvatore Covais, 79 anni, morì tre giorni dopo al policlinico di Pavia. L'accusa sostenne che Massimo Covais, all'epoca 31enne, prese e a colpire il padre con calci e pugni proprio al culmine del diverbio. L'anziano cadde dalla sedia battendo violentemente il capo sul pavimento. Una caduta che gli fu fatale. Riconoscendo la preterintenzionalità, il giudice ha dunque escluso la volontà di uccidere, così come la premeditazione. Per la difesa invece Massimo avrebbe solo cercato di difendersi dalle botte del padre. di Simona Bombonato wVIGEVANO Il 26 ottobre di due anni fa aveva ucciso il padre Salvatore durante una lite in casa. Omicidio preterintenzionale, aveva stabilito la Procura di Vigevano. A febbraio il patteggiamento della pena a cinque anni. Per Massimo Covais, 33 anni, le porte del carcere si sono aperte ieri mattina alle 10, su esecuzione dell'ordine di carcerazione disposto dal pm Marcello Maresca. La polizia è andata a prelevarlo a casa, in via Alfieri, per condurlo ai Piccolini. L'avvocato che lo ha difeso, Paolo Zorzoli Rossi, di Vigevano, chiederà l'affido in prova ai servizi sociali. Il suo assistito stava seguendo da tempo un percorso riabilitativo, di quel giorno ricordi solo frammentari. Era in cura all'Asl per uscire dalla dipendenza dall'alcol – spiega il legale – E' una persona che ha bisogno di aiuto, non del carcere. Non è socialmente pericoloso. E con ciò non voglio dire nulla contro la Procura: se non avesse riconosciuto la situazione a febbraio il patteggiamento sarebbe andato diversamente. Con l'udienza dell'11 febbraio il giudice Carlo Pasta gli aveva inflitto 5 anni di reclusione e per la stessa durata l'interdizione dai pubblici uffici e l'interdizione legale. Attraverso il suo legale, Massimo Covais aveva preferito concordare la pena con il pubblico ministero per usufruire di una riduzione e anche per chiudere al più presto una vicenda dolorosa per sè e i parenti. Covais è rimasto in libertà fino a ieri. Ultimo di 10 figli, e ancora residente nell'appartamento a canone sociale che condivideva con il padre, in questi cinque mesi aveva cercato di ricominciare. La decisione di intraprendere un percorso di cure, il lavoro saltuario come gommista, a Vigevano. Piccoli, grandi passi per una persona in difficoltà, ha lasciato intendere l'avvocato. C'è una situazione di una non completa maturità alla base, perciò chiederemo l'affido ai servizi sociali – ha ripreso Rossi – In questi giorni la cosa che lo preoccupava di più era lasciare da solo il cane. Ieri mattina, alle 10, gli agenti del commissariato si sono presentati in via Alfieri. Il 33enne non era presente al momento in cui hanno bussato alla porta, ma è stato rintracciato pochi minuti dopo. Una settimana fa dal commissariato era uscita una volante diretta proprio all'indirizzo di Covais. Il giorno stesso una vicina di casa aveva chiamato la polizia raccontando di aver avuto un diverbio telefonico con lui. La donna - ma la testimonianza non ha avuto riscontro - agli agenti ha riferito di essere stata "presa per il collo" la sera stessa, dopo che l'uomo le avrebbe fatto visita per regolare i conti. Quindi, la chiamata al 112.