Abusi sulla bambina di 11 anni Il parroco li segnalò a dicembre

Segnalazioni ufficiali in comune non ne sono mai arrivate. Ma molte mamme , anche trovandomi per strada, mi hanno sollecitato a occuparmi del caso. E di questo le ringrazio. Erano preoccupate dice il sindaco Enrico Vignati. A ottobre le voci su quei bambini che frequentavano adulti, avevano cominciato a circolare insistenti. E a dicembre anche il parroco don Siro Longhi (nella foto) aveva riferito al sindaco echi di storie giunte anche a lui. In paese non abbiamo un assistente sociale stabile, siamo inseriti nel piano di zona di Albuzzano – dice Cristina Barzaghi, consigliere di minoranza –. Ma nei piccoli paesi le storie di emarginazione e povertà non sono infrequenti. Però è difficile presentarsi in Municipio e raccontare cose private al bancone, nell'unico locale adibito al pubblico, magari con la fila di persone dietro ad ascoltare. di Maria Grazia Piccaluga wINVERNO E MONTELEONE Le persiane sbarrate da giorni. Forse L. F. , 63 anni, uno dei due pensionati accusati di abusi sessuali su una bambina undicenne, ancora non ha letto l'insulto scritto con lo spray vicino a casa. Infame, sei lettere lasciate in fretta nella notte sul muro scrostato. Mercoledì mattina gli dovrà passare davanti quando uscirà da casa per recarsi a Pavia, in Tribunale, all'interrogatorio di garanzia davanti al gip. Potrà raccontare la sua versione o tacere. Il giudice ha convocato per quella stessa mattina anche B.B. , 74 anni, l'altro uomo coinvolto nella torbida vicenda consumata nella piccola frazione di Monteleone. Case modeste che trasudano miseria. Come quella in cui vivevano la bambina vittima degli abusi e il fratellino di 9 anni, insieme ai genitori e ad altri fratelli. E nella quale tornavano giusto la sera, per dormire. Erano sempre sempre in giro, in bicicletta o a piedi – ricorda il parroco don Siro Longhi scostando la pesante tenda marrone della casa parrocchiale, a Inverno – . Lo scorso inverno sono arrivate anche a me delle voci strane. E così l'ho riferito al sindaco. Già in autunno alcune mamme del paese, nei pomeriggi ancora tiepidi dopo la scuola, avevano notato qualcosa di strano al parco giochi. Quell'uomo di 63 anni, seduto su una delle panchine di legno, seguiva come un'ombra i due fratellini. Non faceva nulla, li aspettava. Ma c'era qualcosa di stridente in quel gruppetto, qualcosa che stonava. Sono certa che sono state fatte diverse segnalazioni in Comune – dice Cristina Barzaghi, mamma prima ancora che consigliere di minoranza –. Non conosco l'utilizzo che ne è stato fatto. Ma nessuno in paese, come invece può essere sembrato, ha chiuso gli occhi o si è girato dall'altra parte. Quei due bambini, un po' randagi, cercavano di riempire la solitudine. Stavano sempre insieme. E cercavano compagnia nei coetanei al parco giochi, mai aggressivi, mai arroganti, facevano tenerezza dicono alcune mamme. Gli altri bambini spesso dividevano con loro la merenda. E in classe li vedevano addormentarsi sul banco la mattina. Bussavano spesso alla porta di qualcuno, magari per un succo di frutta o per scambiare due parole – dicono in paese –. Anche dalla casa di uno dei due uomini arrestati (B.B. , ilpiù anziano, ndr) e ne uscivano con le borse della spesa con dentro cose da mangiare. A casa di B.B. - poche vecchie stanze di cortile - andavano talvolta a mangiare un piatto di pasta, dicono i vicini . I due uomini, raccontano oggi in paese, non erano amici, si conoscevano appena. Eppure gli inquirenti sono risaliti a loro riavvolgendo un filo sottile, quello di alcune telefonate intercorse negli ultimi mesi del 2010 prima che i due bambini, a marzo, venissero tolti alla famiglia e trasferiti in una comunità protetta a Pavia. Parole, discorsi, allusioni, persino gelosie intercettate dagli inquirenti sulle loro utenze telefoniche. Captate anche dalle cimici piazzate nelle abitazioni dei protagonisti di questa squallida storia. ©RIPRODUZIONE RISERVATA