La Digos: diamo la caccia a 300 violenti

di Milena Vercellino wTORINO Due giorni dopo il corteo contro la Tav in Val Susa, contornato da episodi di guerriglia tra le forze dell'ordine in assetto antisommossa ed i manifestanti, parte la caccia al "black bloc". La Digos si sta muovendo per individuare gli attivisti ritenuti responsabili di episodi di violenza durante le proteste di domenica contro la linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione. E se ieri i No Tav avevano ribadito in una conferenza stampa che i black bloc non esistono, è uno spauracchio inventato perché non ci si vuole arrendere all'idea di una valle che resiste, la questura è di parere opposto e sta concentrando le indagini sugli ambienti degli autonomi. Gli inquirenti ne cercano 300, come gli opliti di Leonida, impegnati però non contro l'esercito persiano ma, secondo la Digos, a mettere a ferro e fuoco la Val Susa con sassi ed armi rudimentali. Non stiamo parlando del movimento No Tav, ma persone, che definiamo per convenzione black bloc a causa del loro abbigliamento, che si sono comportate in modo aggressivo, spiega il capo della Digos di Torino Giuseppe Petronzi mostrando gli oggetti - definiti "armi micidiali"- sequestrati lunedì nei boschi dell'area di Ramats, dove per ore si sono concentrati gli scontri: estintori, roncole, molotov fatte con bottiglie di birra, maschere antigas, bottigliette con ammoniaca, bulloni potenziati, mazze di ferro, scudi, passamontagna ed un mortaio artigianale con cui gli inquirenti ritengono che siano stati sparati dei fuochi d'artificio per dare il via agli attacchi. I poliziotti hanno anche replicato alle testimonianze di alcuni manifestanti, circolate negli scorsi giorni, secondo le quali le forze dell'ordine avrebbero utilizzato proiettili di gomma per disperdere le proteste: . Tra le frange più violente dei manifestanti ci sarebbero secondo la questura persone provenienti da più parti dell'Italia e dall'estero. Per ora, le manette sono scattate ai polsi di quattro attivisti No Tav, con imputazioni di resistenza a pubblico ufficiale, violenza e lesioni. Insieme ad una quinta persona denunciata a piede libero, i quattro arrestati domenica sono inoltre indagati per i reati di getto pericoloso di cose e possesso di materiale esplosivo. Due sono attivisti del circolo anarco-insurrezionalista bolognese Fuoriluogo, entrambi poco più che trentenni: Salvatore Soru, di Maranello, e Roberto Nadalini di Modena. Un altro, un 33enne di Marghera, è un antagonista del centro sociale Rivolta, mentre una quarta è una 32enne di Parma legata al Fuoriluogo. Tutti hanno già all'attivo diverse denunce per episodi simili. Ieri gli attivisti No Tav sono stati ascoltati in un'udienza durata più di tre ore, ed oggi il gip di Torino dovrebbe decidere sulla convalida degli arresti. Soru e Nadalini non si sono sottoposti all'interrogatorio ma hanno consegnato un memoriale. Al gip hanno fatto sapere di essere stati picchiati dalle forze dell'ordine in occasione dell'arresto. Nadalini ha una frattura al braccio, Soru presenta numerose ecchimosi. In attesa del processo, il Rivolta ed il centro sociale Tpo di Bologna, al quale appartengono diversi manifestanti arrivati domenica in Val Susa, hanno diffuso una nota per protestare contro le modalità degli arresti: Agli arrestati - si legge - è stato riservato un trattamento violento con botte e con privazione delle cure mediche. A distanza di 10 anni da Bolzaneto, le pratiche dei reparti mobili italiani non sono cambiate per nulla. ©RIPRODUZIONE RISERVATA