Ascom, rischio spaccatura Voghera medita il divorzio

VOGHERA Se Pavia ordina, Voghera potrebbe anche non obbedire, andandosene per la sua strada. Il rischio di una clamorosa spaccatura nell'Ascom, con una parte degli iscritti vogheresi che lasciano l'associazione, dopo il commissariamento de facto della sede locale e l'avocazione ai vertici pavesi di tutte le funzioni e le attività, per fondarne una propria, autonoma e separata dagli uffici centrali, resta ancora confinato sullo sfondo. Ma c'è già chi sta lavorando in quella direzione, valutando vantaggi e controindicazioni di un'operazione che non appare così campata in aria e che potrebbe ricevere una spinta, o una brusca frenata, già la prossima settimana, dopo il faccia a faccia fra il direttore provinciale Gian Pietro Guatelli e i consiglieri vogheresi, in programma martedì nel quartier generale di via Emilia. Si sussurra che o uno più componenti del direttivo cittadino, furibondi per il diktat di Guatelli e del presidente Poli, starebbero preparando una lettera di protesta, da consegnare brevi manu allo stesso Guatelli, in cui sottolineare tutto il loro dissenso rispetto a una scelta che, ai loro occhi, esautora di fatto l'Ascom vogherese e allontana nel tempo l'elezione del nuovo presidente dopo le dimissioni di Giuseppe Gioja, oltre a gettare un'ombra sulle candidature locali che si stavano già profilando. Un'associazione commercianti tutta vogherese, dopo il divorzio da Pavia, avrebbe certamente numeri molto più contenuti rispetto a una struttura di portata nazionale e una ridotta capacità contrattuale, ma in compenso - riflettono i dissidenti - sarebbe rappresentata nel Distretto del commercio e avrebbe, dunque, voce in capitolo nei rapporti con la grande distribuzione che costituiranno il tema strategico della ripresa autunnale. I centri commerciali premono per il via libera alle aperture domenicali, in cambio di un robusto pacchetto di compensazioni la cui entità e sostanza verrà stabilita proprio dal Distretto. Da qui la necessità di esserci e di poter far valere la propria forza associativa per orientare in un senso o nell'altro le scelte. Il punto è se all'Ascom pavese conviene spingere il livello dello scontro con l'irrequieta periferia vogherese fino alla rottura, pur facendo valere indiscutibili regolamenti interni che lo consentono di agire con le maniere fronti; e se, dall'altro lato della barricata, vale la pena arrivare alla resa dei conti finale e alla secessione da Pavia, con il rischio di trascinare con sè solo un pugno di iscritti. (r.lo.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA