LA GIUSTIZIA OLTRE OGNI DUBBIO

ALBERTO FLORES D'ARCAIS Aldilà di ogni ragionevole dubbio. È questa la frase chiave con cui, nei processi penali americani, la giuria popolare ritiene un imputato colpevole o non colpevole (non viene usata la parola "innocenza"). Nel caso Strauss-Kahn - con un imputato troppo frettolosamente già condannato dai media e dall'opinione pubblica - molti ragionevoli dubbi sono venuti, a poco piú di due settimane dall'inizio del processo, proprio a chi (pubblica accusa e investigatori) avrebbe dovuto convincere la giuria della colpevolezza dell'ex direttore del Fondo Monetario Internazionale. Le accuse contro Dominique Strauss Kahn, fino a un mese fa uno degli uomini piú potenti del mondo, erano pesanti (aggressione sessuale, sequestro di persona e tentato stupro) e ancora piú odiose proprio per lo 'status' sociale dell'ex ministro francese contrapposto a quello della (presunta) vittima: immigrata dalla Guinea, madre single, musulmana devota, povera cameriera del lussuoso albergo di Manhattan dove Strauss-Kahn alloggiava. Dopo lo spettacolare arresto avvenuto mentre DSK si imbarcava su un volo dell'Air France, l'ambizioso procuratore di Manhattan, Cyrus Vance jr. (figlio dell'ex Segretario di Stato di Jimmy Carter) si era lasciato andare a dichiarazioni trionfali (le prove in mano all'accusa sono solidissime), stampa e tv prendevano per buone tutte le ricostruzioni (a volte contradittorie) della procura, il mondo si era diviso tra colpevolisti privi di dubbi (in grande maggioranza) e i teorici del complotto (non mancano mai) antifrancese. Solo pochissimi commentatori, in Europa come negli Stati Uniti, avevano messo l'accento sulla presunzione d'innocenza, caposaldo di ogni cultura giuridica, invitando (invano) ad attendere il processo prima di dare giudizi definitivi. Le notizie di ieri gli hanno dato ragione. Come hanno dato ragione a Benjamin Brafman, l'avvocato difensore di DSK che ama definirsi "il penalista ebreo dei casi impossibili" che aveva impostato tutta la sua difesa sulla inattendibilità di Nafissatou Diallo, la cameriera conosciuta con lo pseudonimo di Ofelia. Brafman non aveva contestato l'atto sessuale (c'è stato ma era consenziente) e si era dichiarato certo di poter smontare le accuse durante il processo. Non ce ne è stato bisogno perché è stata la stessa accusa a fare marcia indietro. "Ofelia" durante le indagini ha mentito piú volte (anche sul suo status di emigrata, cosa gravissima negli States), gli investigatori avrebbero trovato inoltre prove di suoi legami con trafficanti di droga. Quanto basta perché fosse lo stesso procuratore di Manhattan a chiedere al giudice di revocare gli arresti domiciliari e di restituire a DSK il milione di dollari di cauzione e il titolo di proprietà della casa di Strauss-Kahn nei sobborghi di Washington (valore 5 milioni di dollari) avuto in garanzia. Poco importa se Cyrus Vance jr. abbia fatto marcia indietro solo per paura che le notizie raccolte dai suoi investigatori finissero nelle mani della difesa. Della cosa gli va dato atto e non si puó fare a meno di sottolineare come la giustizia americana, che certamente non è immune da difetti ma che nel caso Strauss-Khan era stata messa pesantemente sotto accusa (in primis dai francesi), ha funzionato nel modo migliore. Ridando a DSK la libertà il giudice ha stabilito che non cadono le accuse di violenza sessuale. Il 18 luglio si farà il processo e solo a quel punto sapremo se aldilà di ogni ragionevole dubbio l'ex direttore del Fmi è o non è colpevole. ©RIPRODUZIONE RISERVATA