Le borse festeggiano e chiudono in crescendo
di Andrea Di Stefano wROMA Quasi euforia. Il voto favorevole del Parlamento di Atene al piano di salvataggio da lacrime e sangue ha fatto tirare un sospiro di sollievo ai mercati di tutto il mondo. Ma si tratta, forse, di una crescita effimera perché già ieri sera dagli Stati Uniti arrivavano segnali preoccupanti sull'andamento dell'economia e sui conti pubblici statunitensi. L'indice Stxe 600, che fotografa l'andamento dei principali titoli quotati sui listini del Vecchio Continente, dopo settimane negative ieri è cresciuto dell'1,72%, con Stoccolma, Milano e Madrid che hanno messo a segno aumenti di oltre due punti percentuali mentre Wall Street a metà seduta guadagnava l'1,73%. Nelle piazze azionarie europee sono piovuti acquisti soprattutto sui gruppi delle costruzioni, dei servizi finanziari, delle materie prime e sui marchi industriali, con le auto leggermente meno brillanti. Tra le banche (+1,59% l'indice Dj stoxx di settore) spicca il recupero del 4,84% di Mps e il calo di Bank of Ireland (-4,07%). Dexia è cresciuto del 3,84%, Barcalys del 3,02%, ma anche i gruppi francesi hanno ben sfruttato il voto greco, con Societe Generale ancora in chiaro rialzo (+2,60%). Tra le piazze europee maglia rosa a Stoccolma +2,58%, seguita da Milano +2,11, Madrid +2,08%, Parigi +1,88, Francoforte +1,73%, Zurigo +1,65%, Amsterdam + 1,64 e Londra +1,54%. L'euro si è immediata rafforzato tornando sopra 1,44 nei confronti del dollaro. Allentata anche la presa della speculazione sugli spread: dopo i massimi dal 1999 raggiunti nei giorni scorsi sopra i 220 punti, i premi di rendimento decennali dell'Italia sono scesi sotto quota 200 (197 ieri mattina). In calo anche i 'credit-default swap' quinquennali, a 185,17. Spread in ribasso anche per Portogallo (816), Grecia (1.339), Spagna (259) e Irlanda (877). I credit default swap (le assicurazioni sul fallimento degli stati) sono scesi a 781 per il Portogallo (-3,70), la Spagna (278, -2,68 punti), l'Irlanda (773), mentre hanno guadagnato terreno nel caso della Grecia (+1,87 a 2.074) dove bisogna ricordare che attualmente la massa di contratti circolanti, pari ad oltre 600 miliardi di euro, vede come controparti soprattutto le banche statunitensi. E all'orizzonte si prospetta la nuova gigantesca crisi sul debito sovrano proprio da Washington: se non verrà trovato un accordo tra Obama e i repubblicani gli Stati Uniti non saranno in grado di rimborsare 30 miliardi di dollari in scadenza il 4 agosto. Lo ha denunciato lo stesso presidente: Le conseguenze di un default americano saranno significative e imprevedibili. ha detto Obama. ©RIPRODUZIONE RISERVATA