IL LIBRO DELLE ILLUSIONI

MASSIMO RIVA Un paio di miliardi quest'anno, cinque l'anno venturo, venti nel 2013 e altri venti nel 2014. Non ci vuole semplice faccia tosta ma autentica impudenza nello spacciare un simile programma per una manovra economica mirata a salvaguardare l'Italia dalla minaccia di assalti speculativi sui mercati internazionali. Né vale la pena, a questo punto, di fare il vano esercizio di entrare nel dettaglio delle misure specifiche che compongono il sedicente piano triennale. E ciò perché i cittadini italiani non meritano di cadere nella trappola di prendere sul serio annunci che hanno l'unico obiettivo di trattarli da sudditi idioti per mascherare l'attuale impotenza di questo governo a realizzare gli interventi necessari sia a rianimare un'economia sempre più spenta sia ad arginare quella montagna del debito pubblico che incombe sul destino di tutti e che l'austero Tremonti ha lasciato nel frattempo crescere a dismisura. Che cosa significa, infatti, questa strampalata cadenza per cui il grosso della manovra viene rinviato al biennio 2013/2014? Una sola cosa assolutamente lampante ovvero che questa maggioranza non intende fare alcunché di serio prima delle prossime elezioni politiche. Dunque, sbaglia chi dice che Tremonti sta cercando di vendere la pelle di un orso che deve ancora prendere. In realtà, il ministro dell'Economia vuole che a caccia di quell'orso ci vada qualcun altro al posto suo e cioè chi avrà la disgrazia di ereditare il suo sfacelo debitorio all'indomani del voto. Momento che a ben leggere il programma temporale annunciato è, a questo punto, da prevedersi non alla normale scadenza della legislatura nel 2013 ma in anticipo alla prossima primavera. La deduzione al riguardo è lineare: una maggioranza di governo, che sceglie di spostare al 2013 la prima fetta robusta di tagli al bilancio prevedendo per quest'anno e per il prossimo interventi minimali, ha già deciso in cuor suo, anche se non lo può confessare, che alle elezioni si andrà nella primavera del 2012, prima di dover affrontare davvero la resa dei conti con la dura realtà della finanza pubblica. In buona sostanza, ciò che si capisce meglio è che tempi e contenuti di questo piano triennale sono stati concepiti non guardando alle necessità del paese e nemmeno ai rischi di assalti speculativi, ma avendo di mira soltanto le esigenze di sopravvivenza di una maggioranza sempre più precaria. Chi ha preso sul serio in queste settimane le spesso fantasiose narrazioni di uno scontro insanabile fra una banda di assaltatori della diligenza e un Giulio Tremonti, severo custode del rigore finanziario, scopre oggi di essere stato vittima di un abbaglio. A sipario calato ora si può dire che si è trattato di una sceneggiata recitata da ciascuno dei protagonisti al solo fine di mascherare l'abissale distanza tra i propri propositi e le urgenze del paese. Esemplare al riguardo è stata più d'ogni altra la recita sul tanto declamato taglio delle tasse sul quale - a dispetto della serietà della questione - si sono raggiunti toni da vera e propria pagliacciata. Che vuol dire, per esempio, l'annuncio di una riforma Irpef basata su solo tre aliquote (20, 30, 40 per cento) fatta balenare nell'aria senza precisare su quali scaglioni di reddito saranno applicate? Significa voler stimolare un dibattito a vuoto fra i contribuenti, far credere ma senza impegnarsi che ci potranno essere dei benefici, suscitare speranze e illusioni, ridurre la politica a strumento di pubblicità ingannevole. In altre parole, significa trattare gli italiani non da cittadini consapevoli ma, una volta di più, da sudditi idioti. Il presidente della Repubblica ha detto ieri che chi decide oggi si prende responsabilità anche per il domani. Pronunciate in un momento come questo tali parole dicono una cosa sola: chi rinvia al futuro il risanamento dei conti pubblici si sta assumendo la responsabilità di tutti i guai che il paese rischia di vedersi piovere addosso di qui al 2013. Sui mercati internazionali la caccia alle prede da aggredire è aperta tutti i giorni. ©RIPRODUZIONE RISERVATA