Meredith, cade la prova del dna
di Natalia Andreani wROMA I periti genetico forensi nominati dalla corte d'Appello sono stati categorici. I risultati degli accertamenti sul Dna compiuti per il delitto di Meredith Kercher non sono attendibili, hanno scritto nella relazione che è stata depositata ieri e che sarà discussa nell'udienza fissata per il prossimo 25 luglio. Un brutto colpo per l'accusa ed invece un'ottima notizia per gli imputati Amanda Knox e Raffaele Sollecito, la coppia diabolica di ex fidanzatini che per l'assassinio della studentessa inglese sta scontando in carcere una condanna a 25 e 26 anni. La speranza di Amanda e Raffaele, che si sono sempre proclamati innocenti, è adesso quella di essere assolti. Sono conclusioni che non lasciano dubbi. I ragazzi non c'entrano. Quelli non erano i principali elementi dell'accusa, ma gli unici, ha subito dichiarato felicissimo, il padre del giovane pugliese. La perizia documenta in maniera chiara e inequivocabile la serie nutritissima di errori compiuti sia in fase di repertazione che in fase di interpretazione del Dna, proprio come avevamo sempre sostenuto. E tutto ciò ha un'importanza decisiva, gli ha fatto eco l'avvocato Giulia Bongiorno. Sono rispsoste che aspettavamo da tre anni. Bene che siano arrivate, ha commentato anche Luciano Ghirga , difensore di Amanda, che oggi farà visita in carcere alla ragazza di Seattle. A frenare gli entusiasmi delle difese è invece il legale di parte civile per la famiglia Kercher, Francesco Maresca che si è detto stupito dai giudizi dei periti e da come questi si siano espressi nelle loro conclusioni. Conosciamo l'esperienza degli operatori della polizia scientifica di Roma e l'altissima professionalità dei consulenti impegnati nel processo di primo grado. Così come conosciamo l'assoluta inesperienza dei periti della Corte d'Appello, tale da non poter permettere loro giudizi così categorici. Cercheremo di chiarire gli sbagli fatti davanti alla corte stessa, ha commentato Maresca dicendosi comunque completamente sicuro della colpevolezza dei due imputati. Il professor Stefano Conti, uno dei periti, si dice intanto tranquillo. Siamo sereni. E' stato un lavoro complesso che ha richiesto l'esame di una grande quantità di dati, ha detto affermando che l'analisi di tutto il materiale acquisito ha consentito di giungere a conclusioni nette. Ai periti non è stato infatti possibili compiere nuove analisi sui due reperti al centro dei quesiti: il coltello, sinora ritenuta l'arma del delitto, e il gancetto del reggiseno indossato da Mez quando venne uccisa. Ad essere bocciata in toto è stata dunque l'attendibilità degli accertamenti genetici compiti dalla polizia. Errori, ed ecco i dubbi della parte civile, che sarebbero sfuggiti persino ad un'esperta come Patrizia Stefanoni che del Pm era consulente e che della polizia scientifica di Roma è il capo. Secondo i periti nel repertare gli oggetti non sarebbero stati rispettati gli standard internazionali: il che apre la strada ad eventuali contaminazioni involontarie. Inoltre ci sarebbero stati degli errori nella lettura dei profili individuati. Di conseguenza non è certo che una delle due tracce di dna trovato sull'arma del delitto sia di Mez (l'altra è invece certamente di Amanda). E non è certo che quello ritrovato sul gancetto sia dna epiteliale di Sollecito. ©RIPRODUZIONE RISERVATA