Oggi vertice-verità, pressing su Tremonti

di Nicola Corda wROMA Tremonti non è Dio, anche gli altri parlino. Guido Crosetto non solo non torna indietro nelle critiche al ministro dell'Economia, ma invita pure alla rivolta. A tutti quelli che hanno avanzato critiche in questi anni, ma sempre sottovoce, il sottosegretario alla difesa chiede di uscire allo scoperto perché il fatto che Tremonti sia un buon ministro non significa che abbia la verità assoluta. Parole dure che qualcuno sussurra siano suggerite da Berlusconi in persona. Un modo per convincere il titolare del Tesoro a non fare come al solito di testa sua, portando in Consiglio dei Ministri quelle tabelle prendere o lasciare. Il vertice di maggioranza convocato per oggi a Palazzo Grazioli si apre nel segno della massima incertezza: l'accerchiamento contro Giulio è pronto. Pressing che vede schierati anche i ministri Frattini e Romano che con parole più felpate di Crosetto, chiedono che la manovra sia discussa, condivisa, che rispetti gli obiettivi imposti dalla Commissione Europea ma anche quelli nazionali. Traduzione: se Tremonti porta solo tagli e non anche misure di alleggerimento fiscale e per far ripartire la crescita, sarà lasciato da solo nel suo rigore. Nel braccio di ferro non è escluso che il ministro possa mettere sul piatto le dimissioni come ha già fatto in altre occasioni. I mercati internazionali sono dalla sua parte e lui sa che un minuto dopo la sua uscita da via XX Settembre, le agenzie di rating sono pronte a cambiare il giudizio sull'Italia verso il basso. Per completare l'imboscata al suo ministro, Berlusconi ha poi ritirato fuori dal cilindro l'invito alle opposizioni al dialogo. Sia Bersani sia Casini però, snobbano le aperture, giudicate fuori tempo massimo. Se ci avessero ascoltato in questi tre anni, non saremo davanti a una manovra di questo genere - dice il segretario del Pd - che adesso la cura sia di chi ci ha portato fin qui è curioso. Dal Pd nessun salvagente, neppure per quel governo di emergenza proposto da Casini, al quale viene preferito il voto anticipato. C'è poi Lega che ha già detto di non condividere l'amara medicina tremontiana e il sindaco di Verona Tosi rilancia l'ultimatum: Se non vengono accolte le nostre richieste, inutile restare nella maggioranza. ©RIPRODUZIONE RISERVATA