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PAvia A me piace molto la rambla di Pavia nAbito in provincia e, tutte le volte che posso, mi reco a Pavia, per visitare, tra le altre cose, il mercatino adiacente a viale Matteotti. In passato, poche volte ho avuto il coraggio di attraversare l'allea. Ho iniziato a frequentare quella strada solo da quando ho notato che l'ambiente era davvero cambiato, dopo l'inserimento delle 12 casette colorate. Le ho trovate bellissime e, senza ombra di dubbio, molto più invitanti di qualunque cosa si potesse trovare prima in quel viale. Ho notato che anche l'arredo urbano in zona, è cresciuto e migliorato. Per questo ho preso la piacevole abitudine di passare per quel viale e di fermarmi ad ammirare gli oggetti esposti. Certamente, le cose potrebbero ancora migliorare, magari ripulendo la strada da rifiuti cartacei e di altro genere che non fanno onore a nessuno. Spesso, ho scambiato qualche parola con i "ragazzi delle casette", come li chiamo io, e ho scoperto che più che semplici commercianti, la maggior parte di loro sono dei veri e propri artisti, creativi che attirano l'attenzione delle persone, con le loro esposizioni. So che anche i residenti della zona apprezzano molto la presenza delle casette e questo mi è stato confermato da molte persone. Qualcuno ha confrontato i chioschi di Pavia a quelli di Barcellona ma devo dire che, evidentemente, non li ha mai visti, se pensa che i chioschi di Barcellona siano più belli. La differenza, a mio modesto parere, sta solo nel modo di concepire la città. Sappiamo tutti che la Spagna, tranne che nei centri cittadini, ama adornarsi e adornare le case di colori brillanti. Capisco che non possiamo avere tutti le stesse idee e la stessa concezione della vita e della città ma sono meravigliata dal fatto che alcuni, per la verità pochi, abbiano attaccato l'iniziativa con falsi pretesti. L'ultima volta che mi sono recata a visitare le casette ho trovato i "ragazzi" molto meno aperti e propensi a parlare; l'unica cosa che mi hanno detto è stata questa:"Abbiamo solo risposto a un bando del Comune e adesso, ci attaccano da tutte le parti". Ho appreso di frasi offensive ricevute da questi giovani e questo mi ha davvero addolorata. Trovo che certe espressioni siano degne solo di ben altri luoghi e modi di pensare. D'altra parte, per quello che ho potuto capire, le casette sono solo un esperimento e, come tale, può essere migliorato. E certamente, tra persone civili, si trova sempre un accordo sui fatti della vita, soprattutto su quelli che riguardano il lavoro dei giovani. Concludo dicendo che tutti leggiamo la cronaca di Pavia e che, in altre occasioni e per altri fatti ben più gravi, io mi sarei aspettata un'esplosione di indignazione, ma non c'è stata. Evidentemente l'indignazione viene riservata solo a questioni di impatto visivo, insomma, di apparenza. Spero solo che la città voglia davvero crescere e che coltivi la voglia di sperimentare perchè una città che non sperimenta, fatte salve le cautele per l'ambiente e per la salute delle persone, è una città che non vive ma, piuttosto, vegeta. Ana Moffa personaggi L'esempio silenzioso della signora Marilena nNonostante tutti gli avvenimenti recenti, continuo a essere ottimista perché quasi ogni giorno scopro persone per bene, che aiutano spontaneamente il prossimo sofferente, senza remore, senza ipocrisie, in silenzio, discretamente. Ha appena lasciato questo mondo la signora Marilena, vedova di un medico pavese "storico", il dottor Lodetti. La signora per quasi vent'anni ha aiutato gli anziani ricoverati al Santa Margherita, prima nella vecchia sede di piazza Borromeo, poi in quella nuova di via Emilia. Per tutti un sorriso, una parola di conforto, un aiuto per la cena, una presenza affettuosa costante, nell'ambito di una turnazione organizzata dall'Avulss della presidente signora Magenes. Un appoggio significativo anche per il personale paramedico, un valore aggiunto per l'armonia del reparto. Per i medici, un'amicizia consolidatasi giorno dopo giorno. "Ricordare con affetto le persone che fanno del bene in silenzio è doveroso". Paolo Bottoni scuola Grazie agli educatori del Dosso Verde nL'anno scolastico si è concluso pochi giorni fa anche per gli alunni della scuola (pubblica ) Dosso Verde, i quali continuano però le loro attività con educatori e terapisti della riabilitazione. Essendo questo per mio figlio Matteo l'ultimo anno di permanenza presso questa struttura, desidero anticipare ora il mio grazie a tutti coloro che operano nella stessa, dal momento che per molte insegnanti originarie del sud è quasi giunto il momento del distacco da Pavia per il ritorno alle rispettive località di provenienza. Al Dosso Verde Matteo ha trovato un rifugio sicuro, un ambiente su misura e la professionalità, l'impegno, l'umanità e la passione indispensabili in chi si accosta a ragazzini tanto problematici. E noi, la sua famiglia, la serenità di affidarlo a chi, meglio di noi, è sempre stato in grado di coglierne gli eventuali disagi e le eventuali difficoltà. Voglio quindi ricordare il lavoro di suore, medici, insegnanti, educatori, terapisti, personale ausiliario e tutti coloro che in diversa misura collaborano al funzionamento di questo complesso. Maria Grazia Bergamaschi