«Entro agosto stop alle intercettazioni»

di Nicola Corda wROMA Non è più vita quella di non poter parlare al telefono liberamente. Anche da Bruxelles, Berlusconi attacca sulle intercettazioni che emergono dall'inchiesta napoletana sulla P4. Pubblicazione che non è da paese civile dice il premier tradendo la promessa di non voler parlare di affari interni. Le voci di un nuovo intervento legislativo per decreto erano circolate dopo gli ultimi colloqui rivelati dai giornali con il faccendiere Bisignani. Telefonate dalle quali emerge in modo inequivocabile la ragnatela di rapporti, le manovre dentro il Pdl e la lotta per gli equilibri di potere. L'intervento d'urgenza è stato scartato però dal ministro della Giustizia Angelino Alfano: Abbiamo scelto un percorso tre anni fa e non intendiamo intervenire per decreto né spostare la prua dal disegno di legge già all'esame della Camera. Come a dire che non c'è l'intenzione di rispolverare il testo Mastella, approvato durante il governo Prodi, per mettere in difficoltà il Pd. Ma passa qualche ora e Berlusconi lo smentisce: C'è la possibilità che si riprenda dal testo Mastella. A confermare che una legge si approverà prima dell'estate è comunque Franco Frattini, uno dei ministri che ha ritrovato sui giornali le sue telefonate con Bisignani, e che ora chiede una buona legge che mi auguro largamente condivisa. Oltre il percorso legislativo, già interrotto in diverse occasioni per ragioni di equilibri dentro la maggioranza, Angelino Alfano punta il dito contro la pubblicazione di ciò che definisce penalmente irrilevante. Oltre ad essere sbagliato moralmente pubblicarlo, per il ministro è anche un reato da perseguire per le norme già in vigore. Trovo grave che ci s'indigni per la pubblicazione e non per il contenuto è la risposta indiretta del procuratore di Napoli Giandomenico Lepore che sul tema aveva già polemizzato col Guardasigilli: Sono i magistrati e non il ministro a giudicare sulla rilevanza penale. All'attacco delle toghe Cicchitto che denuncia l'inerzia dell'autorità giudiziaria sulla violazione del segreto e chiede al vicepresidente del CSM Vietti di fermare il gioco al massacro. Il controverso disegno di legge dopo l'approvazione al Senato giace da tempo alla Camera. Incardinata la discussione generale, da quasi un anno non ha fatto un passo avanti. Bollata come legge bavaglio era stata abbandonata pure dal premier che in quel frangente perse la battaglia con i finiani. Se si parte da lì, quel testo non passa, promettono dal Pd: toglie ai magistrati uno strumento d'indagine fondamentale e taglia le unghie ai giornalisti. Bersani però non chiude tutte le porte al dialogo. La nostra proposta è in campo - dice il segretario del Pd - salvaguardare le indagini ma non pubblicare intercettazioni che non ha senso divulgare, perché toccano la privacy dei cittadini. Si tratta di aperture importanti per Alfano che conferma l'intenzione di fermare l'abuso delle intercettazioni senza limitarle. Una riforma del sistema va fatta anche per l'UDC ma, spiega Roberto Rao, non può essere quella proposta dal governo, ne può essere affrontata ora. Per il sindacato dei giornalisti però, i fatti che vengono rivelati in questi giorni non sono privati ma pubblici, e per questo non è giusto tenerli segreti anche se penalmente irrilevanti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA