Il giovedì nero dei mercati Tremonti: rischi politici
di Andrea Di Stefano wROMA Il voto di fiducia incassato da Papandreou non è bastato più di un giorno. Ieri è andato in scena un vero e proprio giovedì nero per i mercati finanziari con i listini europei che hanno chiuso con ribassi superiori al 2%, mentre Wall Street risultava anch'essa in forte flessione. Tra le cause sicuramente ci sono i dati negativi che arrivano dal lavoro statunitense: le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione sono salite di 9mila unità a quota 429mila nel corso dell'ultima settimana, un dato peggiore delle attese. Quasi una conferma alle stime negative diffuse mercoledì notte dalla Fed su occupazione e andamento dell'economia. A produrre un ondata di vendite è stato il coordinato di un improvviso rialzo del dollaro e un crollo del petrolio: il dollaro nei confronti dell'euro si è portato a 1,4168, rispetto agli 1,44 di mercoledì con una flessione dell'1,6% mentre l'oro nero (-5%) è scivolato a New York sotto la soglia dei 90 dollari. Segnali interpretati come pessimi segnali per lo stato di salute delle economie. Nel giovedì nero Milano si è distinta ancora una volta come la piazza borsistica peggiore d'Europa insieme alla Spagna: Madrid ha perso il 2,77%, Piazza Affari il 2,73 mentre Parigi ha lasciato sul terreno il 2,19%, Francoforte l'1',97%, Londra l'1,71% Amsterdam l'1,68% - Stoccolma l'1,67%. All'appello dei dati negativi non poteva mancare l'ennesimo record dello spread: ad accusare il colpo maggiore è stato il Portogallo che ha visto il differenziale con il Bund tedesco salire a 852 centesimi mentre l'Irlanda viaggia a 892 e la Spagna a 277 punti base. L'Italia se l'è cavata con 208 punti base, toccando i massimi da dicembre scorso. Con questo panorama di valute e mercati azionari e obbligazionari è finito ieri in secondo piano il vertice europeo che si è aperto in serata a Bruxelles: i paesi dell'Unione approveranno il sistema di aiuti ad Atene, che si basa sull'ipotesi di allungamento volontario delle scadenze del debito, in vista di una settimana decisiva per le sorti della Grecia, col Parlamento chiamato a votare il programma di austerity messo a punto dal governo Papandreou con Ue, Bce ed Fmi. Il consiglio d'Europa darà solo l'endorsement all'accordo che dovrà essere ratificato dall'Eurogruppo domenica 3 luglio. La necessità di salvare la Grecia è talmente pressante che il ministro dell'Economia Giulio Tremonti è arrivato a dire: L'incognita Grecia è fonte di rischio non solo finanziario ma anche politico. I leader Ue erano chiamati anche a dare il via libera, ormai certo, alla nomina di Mario Draghi alla presidenza della Bce, dopo il parere favorevole giunto ieri mattina dal Parlamento europeo. Il rapporto della presidente della commissione affari economici e monetari dell'Europarlamento, la liberaldemocratica britannica Sharon Bowles, che esprimeva un'opinione favorevole alla nomina di Draghi alla guida della Bce, è stato approvato, con votazione segreta, con 499 voti favorevoli, 72 contrari e 89 astensioni. Una maggioranza molto ampia che suona come un ottimo viatico per il governatore dopo le polemiche sottotraccia sulle mancate dimissioni di Bini Smaghi dal direttorio come concordato tra Francia e Italia dato che con Draghi il nostro paese avrebbe due rappresentanti nel consiglio della banca centrale. ©RIPRODUZIONE RISERVATA