Un progetto dalla parte degli adolescenti

di Antonella Quartarella* Caro direttore, le scrivo dopo essere venuta a conoscenza del progetto "U.A.U.!" Uno spazio educativo e ricreativo per gli adolescenti al Mercato Coperto di Pavia promosso dal Csv con le Associazioni del Territorio del comune di Pavia e Provincia. Sono uno dei tanti genitori con una figlia adolescente. Ogni mattina vedo mia figlia alzarsi, prepararsi, andare a scuola, ancora assonnata e penso a quante aspettative e suoi sogni, somigliano a quelli che anch'io una volta, ho avuto. Nella scuola si imparano molte cose, spesso pensieri altrui di quel personaggio, di quel filosofo, sempre di corsa inseguendo la programmazione didattica, mi chiedo quanto resta per le opinioni dei ragazzi, c'è del tempo per esprimerle? Concretizzate in un'idea, un progetto magari realizzato insieme. A volte mi sembrano dei contenitori questi ragazzi, vasi bellissimi certo, che riempiamo, di regole, responsabilità, raccomandazioni, norme, comportamenti. Sembrano così stipati che temo possa essere difficile lasciare lo spazio sufficiente per fare uscire qualcosa. Dov'è il famoso pensiero divergente e creativo, tanto celebrato nella pedagogia? Enfatizzato nel rapporto educativo tra maestro e allievo, tra allievi e compagni di classe? Spesso si ascoltano più le raccomandazioni, le responsabilità che questi ragazzi devono impegnarsi a rispettare a mettere in pratica, giuste o sbagliate, sembra che restino quelle nella memoria, nel ricordo di un evento, di una situazione, come la recente occupazione degli Istituti. Vorrei sapere che fine hanno fatto le idee dei ragazzi? Dove sono finite? Qualcuno le ha appoggiate, si sono concretizzate in un possibile progetto? Qualche dirigente ha avuto del tempo oltre a raccomandare "non rovinate questo o distruggete quell'altro", "di riunirsi insieme a loro e parlare, ascoltare i ragazzi"? Ogni giorno, come ogni genitore, anch'io ho le mie responsabilità, la mia famiglia e il lavoro ma sarei oltremodo felice e grata se esistesse un luogo, oltre casa mia, dove mia figlia insieme a tante sue compagne e compagni, potesse esprimersi, confrontarsi, crescere; sarebbe bello se anche noi genitori, oberati da mille cose, trovassimo e ci impegnassimo a dare un piccolo contributo, un po' di tempo da dedicare a quel luogo, possibile spazio d'incontro tra generazioni. A volte facciamo fatica a vedere realmente i nostri figli, come persone separate da noi con temperamenti, idee, gusti differenti dai nostri; spesso li carichiamo di nostre aspettative, nostri desideri e allora, forse, uno spazio per così dire "neutro" può aiutarci e aiutare loro a prendere la giusta distanza, a vedersi reciprocamente in un'ottica differente. Un'occasione in più per accompagnare e sostenere i nostri ragazzi nella loro crescita. In una delle riunioni per la presentazione del progetto si è messo l'accento sul fatto che i ragazzi nelle loro proposte e richieste devono saper leggere il contesto, una frase che può dire molto e niente. Il contesto, a mio avviso, non è qualcosa di fisso, immutabile, preordinato; la vita stessa insegna dinamismo e cambiamento e quindi una riflessione su quanto il contesto (creato in parte anche da noi genitori) sia davvero "a misura di ragazzo", di "Persona" a cominciare dalla scuola, dagli spazi che realmente questi ragazzi hanno per loro, spazi di parole, opinioni e azioni. Un luogo fatto di idee, sogni, progettualità, dove scuola e territorio si incontrano e vengono letti e visti dalla parte dei ragazzi. Un ponte di collegamento tra la teoria didattica e la prassi di vita, per ripensarsi nel proprio progetto di Vita insieme agli altri. *Una mamma Pavia