Pensioni nel mirino Manovra da 43 miliardi
di Mauro Pertile wROMA La manovra di riequilibrio dei conti pubblici, per rispettare gli impegni assunti con l'Ue, sarà non inferiore ai 43 miliardi di euro. Approderà in consiglio dei ministri il 28 o il 29 giugno e pare proprio possa toccare pensioni e dipendenti pubblici. E' quanto hanno affermato ieri fonti parlamentari della maggioranza, secondo le quali contestualmente sarà presentata una delega sulla riforma fiscale. Sui contenuti della manovra correttiva stanno uscendo analisi e simulazioni degli effetti che avrebbero gli interventi allo studio. Oltre a consumatori e al sindacato anche Confcommercio e il Nens, centro studi che fa capo all'ex ministro delle Finanze Vincenzo Visco, hanno bocciato l'ipotesi di rialzo dell'Iva per compensare il minore gettito dovuto alle riduzioni delle aliquote fiscali da 5 a 3. Confcommercio stima, come conseguenza, una riduzione dei consumi di 341 euro l'anno a famiglia, ma soprattutto un'erosione reale del potere di acquisto del risparmio accumulato a causa dell'inflazione. Contrariamente a quanto promesso ieri dal premier, inoltre, secondo la Cgia di Mestre a beneficiare maggiormente dalla riforma fiscale basata su 3 aliquote, sarebbero i contribuenti più ricchi, quelli oltre i 40 mila euro. Sul fronte pensioni allo studio non è solo il blocco della rivalutazione automatica delle cosiddette pensioni d'oro (quelle 8 volte superiori alle minime). I tecnici, infatti, starebbero valutando l'ipotesi di anticipare di due anni, quindi al 2013, l'inizio del nuovo meccanismo introdotto lo scorso anno da Tremonti che innalza progressivamente l'età pensionabile in base alle migliori attese di vita. Non a caso questa opzione ha ricevuto il plauso di Confindustria: E' una cosa giusta, da fare subito, ha detto la presidente Marcegaglia. Nel menù di lavoro anche i dipendenti pubblici: blocco del turn over e congelamento degli stipendi al 2014. Secondo l'ex ministro Visco, per rispettare gli impegni ed essere credibili in Europa, la manovra correttiva dovrebbe essere comunque ben più pesante, tra i 50 e i 60 miliardi. A suo giudizio è condizionata dalla volontà di non causare ulteriori perdite di consenso alla maggioranza, in quanto sposta al biennio 2013-2014 gli interventi più impegnativi che finiranno con influire negativamente sulla crescita economica. Risparmi fino a 16 miliardi porterebbero, invece, i tagli alla giungla di agevolazioni e detrazioni fiscali oggi in vigore. Sono 476 le cosiddette "tax expenditures" che erodono il gettito per circa 161 miliardi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA