Bossi: «Legge elettorale? Discuterne con Bersani»
di Nicola Corda wROMA Silenzio. La reazione della Lega all'intervento di Berlusconi al Senato fa capire bene il gelo che corre tra i banchi del Carroccio. Bossi a Palazzo Madama neppure ci va a sentire il suo alleato e con lui diserta anche Tremonti. Il discorso di Berlusconi? Non l'ho sentito, taglia corto il Senatùr. Voglio ringraziare tutta la Lega e il mio amico Umberto, hanno tentato di dividerci ma non ci riusciranno mai dice il premier salendo di tono. E' l'unica concessione, oltre alla possibilità di rivedere il patto di stabilità interno, boccata d'ossigeno per i sindaci padani. Vale di più dei ministeri a Monza sui quali il capo leghista prima dell'intervento di Berlusconi aveva riproposto tutte le condizioni: Nessun passo indietro e ad Alemanno che ha fatto scattare la raccolta di firme, replica che quella promossa dalla Lega ne ha portato a casa dodici mila solo il primo giorno, in una settimana arrivano a centomila. La guerra di sottoscrizioni è forse un modo per nascondere le difficoltà di manovra del Carroccio in questa fase. Lo stesso Bossi lo fa capire quando abbandona pure i penultimatum: Un passo alla volta, non si può avere tutto e subito. Ma Borghezio in serata svela che il voto del Parlamento che ha escluso ogni trasferimento, è un invito alla secessione. A ironizzare sul tradimento di Pontida era stato anche Bersani che per il popolo leghista aveva parlato di viaggio inutile. E dire che il Senatur aveva fatto un'apertura importante al Pd sulla legge elettorale. Si può ragionare, un accordo è possibile risponde ai cronisti rimettendo in gioco il Carroccio nello scacchiere delle decisioni chiave in caso di crisi o di chiusura anticipata della legislatura. Se il capogruppo del PD Franceschini crede poco alla disponibilità al dialogo e all'intesa, Casini invece mostra interesse: Non credo mai alla buona volontà, ma alla convenienza e in questo momento ha assolutamente bisogno di una nuova legge elettorale per non restare schiacciato nel pantano romano. Insomma per l'Udc un tavolo di confronto va aperto. Se la legislatura si accorcia Bossi non lo svela ma dice che Berlusconi può durare fino al 2013 solo se fa le cose che noi abbiamo messo nello scadenzario. La riforma fiscale mai in deficit dice Tremonti e il premier è costretto a ribadirlo e allora restano le missioni militari. Bossi affida l'anima pacifista ai conti dello Stato, ignorando gli accordi che legano l'Italia alla Nato e il richiamo del Presidente Napolitano: Le guerre finiscono quando finiscono i soldi che sono sempre di meno, anche gli Stati Uniti hanno fatto così. Infine uno sguardo al futuro: il delfino è Maroni? Sono ancora giovane. ©RIPRODUZIONE RISERVATA