Il romantico Ludovico di Breme

BREME In occasione del 150° anniversario dell'Unità d'Italia, Antonio Martini, già docente dell'Università degli Studi di Genova, ha scritto un saggio storico-letterario - stampato dalla prima tipografia ecologica ligure, KC edizioni - intorno alla figura di Ludovico di Breme (1780-1820), letterato, poeta romantico e patriota. Di lui si era occupato anche Piero Camporesi, in prefazione all'epistolario dello stesso Ludovico di Breme edito da Einaudi nel 1966, ma mancava un profilo biografico che, evitando enfasi o appiattimenti della sua figura a quella di antesignano del Risorgimento, desse più spessore all'indole e alle vicende dell'abate di Breme. Sacerdote a 26 anni, confessore della viceregina d'Italia Amalia di Baviera e uomo religioso sempre fedele alla Chiesa di Roma, Ludovico di Breme fu il primo in Italia a definire le tendenze e le finalità della nuova letteratura romantica. Il suo epistolario ben descrive l'Italia di quegli anni con i suoi problemi e l'Europa con i suoi travagli, lasciando trasparire uno sguardo tagliente. Considerando il Romanticismo come "liberazione dell'anima dai vincoli delle vecchie forme e come impulso creativo", divenne l'esponente più autorevole del Romanticismo e del Liberalismo. Per la vivacità di spirito e il presagio che ebbe del vicino Risorgimento, può essere considerato un "polemico d'avanguardia". Dalle pagine di Martini emerge come Ludovico di Breme possa essere considerato uno dei preparatori dell'unità nazionale, esponente del Patriziato e del Clero aperto al rinnovamento culturale e persona attiva nel giornale milanese "Il Conciliatore" (1818-1819). Valorizzano il volume alcune riproduzioni di stampe di epoca risorgimentale, una prefazione di Giorgio Cosmacini - medico, filosofo e scrittore milanese - e la testimonianza di Antonio Martini. (m.piz.)