Grecia, effetto domino «Italia a rischio contagio»
di Mauro Pertile wROMA Nuovo allarme per l'Italia il cui destino diventa sempre più legato agli sviluppi che assumerà la crisi greca. Ieri il presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, ha detto apertamente che la crisi del debito greco potrebbe contagiare anche l'Italia e il Belgio, prima della Spagna. E ciò soprattutto a causa dell'elevato debito pubblico italiano. Juncker, in un'intervista concessa all'edizione domenicale della tedesca "Zeitung", ha detto anche che un'eventuale default di Atene avrebbe conseguenze catastrofiche per la moneta unica europea. Come pure ha bocciato l'ipotesi dell'uscita della Grecia dall'euro: Un'idea assurda che avrebbe conseguenze inimmaginabili e nefaste. Le parole di Juncker giungono a poche ore di distanza dall'avviso di Moody's, la principale agenzia di rating al mondo, che l'altra sera ha paventato una possibile revisione al ribasso del merito creditizio italiano. E giungono alla vigilia dell'appuntamento cruciale con i ministri delle Finanze dell'Eurozona che da stasera fino a domani, a Lussemburgo, affronteranno il nodo-Grecia cercando una via d'uscita. Stiamo giocando con il fuoco, ci sono rischi di contagio sostanziali da evitare, ha aggiunto il presidente dell'Eurogruppo, riferendosi alle scelte che verranno adottate nel piano di salvataggio della Grecia, allo studio soprattutto di Germania e Francia. Una dichiarazione che da sola evidenzia il pericolo che sta correndo l'Europa intera sul destino di Atene. Un default all'interno dell'Eurozona sarebbe incontrollabile per l'Ue, ha aggiunto poi il cancelliere tedesco Angela Merkel, perché i paesi più deboli di Eurolandia non avrebbero sufficienti risorse per ricapitalizzare le proprie banche a seguito delle perdite derivanti dal fallimento greco. In questo contesto, il messaggio che l'agenzia Moody's ha lanciato all'Italia l'altra sera, mostra tutti i timori legati in particolare alle difficili sfide sul fronte della crescita, dell'attuazione del piano di rientro dei conti pubblici entro il 2014 e sul fronte delle incognite legate all'imminente rialzo dei tassi di interesse che comporterà per l'Italia più onerose condizioni di finanziamento del debito. E Moody's ha puntanto il faro anche sulla capacità del governo di reperire per questo i necessari quattrini. Nel caso dovesse effettivamente arrivare un taglio del rating, come peraltro già aveva indicato un mese fa l'altro colosso, Standard & Poor's, sarebbe il primo per l'Italia da oltre 15 anni, considerato che le azioni del 1996 e del 2002 avevano portato, al contrario, ad un miglioramento del nostro rating. ©RIPRODUZIONE RISERVATA