Maroni gela Berlusconi: decide Pontida

di Gabriele Rizzardi wROMA A pochi giorni dalla verifica parlamentare e alla vigilia del decisivo raduno di Pontida, Silvio Berlusconi prova a nascondere le difficoltà e dice che non lo preoccupano i giudici, ma nemmeno le sorti del governo: Non ho paura di nessuno. La maggioranza tiene, assolutamente. Non ci sono alternative. Ma a gelare l'ottimismo del Cavaliere questa volta ci pensano Bossi e Maroni. Il primo colpo parte dal leader del Carroccio. Ai cronisti che gli chiedono se il goveno reggerà, Bossi risponde con il pollice verso. Il gesto inequivocabile, che gli imperatori facevano per decidere la vita o la morte dei gladiatori, viene ripetuto una seconda volta nella macchina che lo porta via. Il Senatùr ha deciso di abbandonare il Cavaliere? Il gesto eloquente, che da duemila anni ha un significato univoco, lo farebbe pensare ma il portavoce del ministro per le Riforme si affretta a precisare che il pollice verso non era una risposta sulla tenuta del governo ma era diretta ai cronisti per dire che Bossi non intendeva rispondere ad alcuna domanda. Giallo risolto? Non esattamente. Il malumore traspare dalle dichiarazioni di tutti i leghisti ma il colpo di grazia al Cavaliere lo dà Roberto Maroni. La scena si svolge a palazzo Chigi al termine del consiglio dei ministri. Berlusconi scende in sala stampa per assicurare che il pollice verso di Bossi non riguardava il futuro del governo ma era rivolto ai cronisti: Era una condanna in toto della classe giornalistica. Mariella Venditti del Tg3 insiste: con la Lega è tutto a posto? Berlusconi sta per rispondere ma viene preceduto da Maroni che, con il sorriso tirato, replica secco: Rimando la risposta a Pontida. Silenzio in sala. Il Cavaliere, scuro in volto, prova a dire qualcosa ma il ministro dell'Interno lo interrompe, gli appoggia la mano sul braccio e affonda: Berlusconi ascolterà con attenzione.... A quel punto, il Cavaliere riprende la parola e rassicura: Non c'è alternativa a questa maggioranza e a questo governo. Le parole di Maroni confermano le tensioni che agitano il Carroccio e Roberto Castelli, rincara la dose: Il governo è in difficoltà. Le uniche note positive per il Carroccio arrivano con il decreto sui rimpatri approvato ieri e che prevede l'espulsione immediata e coattiva degli immigrati irregolari e con l'apertura di Berlusconi sulla missione in Libia. Una missione che non deve diventare una palude anche perché l'Italia partecipa a seguito non di una scelta del governo ma per un voto del Parlamento e per la posizione del capo dello Stato. Malgrado l'ostentato ottimismo, il governo sta valutando la possibilità di porre la fiducia sull'intervento che il presidente del consiglio svolgerà mercoledì mattina alle 11 a Montecitorio. Non si sa ancora se quelle del premier saranno comunicazioni, sulle quali è possibile presentare mozioni di fiducia, o una semplice informativa. Molto dipenderà dalle mosse di Pd, Idv e Terzo Polo, che nei giorni scorsi hanno annunciato l'intenzione di presentare un documento. Se lo presenteranno, spiega il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto probailmente il governo metterà la fiducia. Se no ci limiteremo ad un confronto politico. Dal raduno di Pontida, dove parlerà solo Umberto Bossi, si capirà il destino del governo. La Lega, che ha perso le amministrative e anche i referendum, chiede a Berlusconi una svolta in economia, attraverso una riforma fiscale vera ma anche con la revisione del patto di stabilità interno per lasciare più libertà di spesa ai Comuni del Nord. Un segnale è atteso anche in politica estera e sullo sfondo c'è sempre la questione del trasferimento dei ministeri al Nord. Il Cavaliere è avvertito. ©RIPRODUZIONE RISERVATA