Arresti revocati Dario Scotti torna alla scrivania
di Maria Fiore wPAVIA Le accuse di corruzione e truffa restano in piedi, ma ieri ha potuto tornare al lavoro. Tra gli abbracci e la commozione dei suoi collaboratori più stretti. Dario Scotti, l'industriale del riso arrestato martedì nella sua casa di via Scarpa a Pavia dagli uomini della Forestale, è libero. Il gip Stefania Donadeo ha deciso di revocargli i domiciliari dopo che, a detta dei difensori, gli avvocati Enrico Paliero e Giuseppe Roccioletti, l'imprenditore ha chiarito tutto quello che c'era da chiarire. La notizia è arrivata a casa del patron del riso ieri mattina, intorno a mezzogiorno. Le motivazioni della decisione devono ancora essere rese note nel dettaglio, ma a quanto pare avrebbe avuto un peso l'interrogatorio di sabato scorso. Quando Dario Scotti, davanti al gip e ai magistrati pavesi Roberto Valli e Paolo Mazza, che avevano chiesto il suo arresto, aveva raccontato la sua verità sul pagamento della tangente di 115mila euro a due funzionari del Gse, il gestore nazionale che aveva prima chiesto la restituzione di 7 milioni e mezzo di euro alla Scotti Energia, la società che gestisce l'inceneritore al Bivio Vela, e poi aveva cambiato idea. Il patron del riso, che si è detto vittima di un ricatto da parte del gestore, ha ammesso di avere pagato quella cifra, sotto forma di consulenze, ma solo per salvare l'azienda. Parole che hanno avuto almeno due conseguenze. La prima è che le indagini possono ora proseguire su un filone più ampio, su cui è già impegnata la procura romana. Le dichiarazioni dell'imprenditore, infatti, avrebbero fornito elementi utili proprio su questo piano dell'inchiesta, che ruota attorno all'ente e ai funzionari. Si sta cercando di capire, in altre parole, se ci siano stati altri scambi di soldi o comunque rapporti da chiarire tra il Gse e altri clienti. L'altro effetto è stato appunto la revoca dei domiciliari all'imprenditore. Che ieri è tornato subito al lavoro, negli uffici al Bivio Vela. Con lui, al secondo piano dello stabilimento, c'è anche la figlia primogenita, Valentina Scotti, che si prepara ad affiancare il padre, nei prossimi mesi, nella gestione dell'azienda. Tutte le energie saranno concentrate a rimettere in carreggiata il gruppo, che, seppur non coinvolto direttamente nell'indagine, ha comunque subito qualche contraccolpo. Ieri ad accogliere un Dario Scotti frastornato, alle 14,30, c'erano i dirigenti e i collaboratori. Rientro subito al lavoro per loro, per l'azienza, per la famiglia e anche per me stesso – ha spiegato l'industriale –. Questa è un'azienda che ha 150 anni di storia, lavoro e passione alle spalle, e non merita ombre di alcun genere. Scotti si è detto disponibile a collaborare con i magistrati. D'altra parte la sua stessa vicenda processuale deve ancora chiudersi. Nei suoi confronti resta l'accusa di avere concorso al pagamento di una tangente ai funzionari. Erano state le dichiarazioni dei vertici della Scotti Energia, e in particolare del presidente (poi revocato) Giorgio Radice e del direttore dell'impianto Giorgio Francescone ad attirare l'attenzione degli inquirenti su Scotti, vicepresidente di Scotti Energia e amministratore delegato della Riso Scotti Spa. I due dirigenti erano stati arrestati a novembre, insieme a impiegati e tecnici di laboratorio, nell'ambito dell'inchiesta su un presunto traffico illecito di rifiuti. Nell'inceneritore, per l'accusa, sarebbero stati bruciati non solo lolla di riso e rifiuti trattati, ma anche materiali non autorizzati e in alcuni casi pericolosi. L'inchiesta "Dirty money", soldi sporchi, è lo sviluppo di quel filone. E le indagini non sono finite. ©RIPRODUZIONE RISERVATA