Il premier nella morsa Carroccio-Tremonti
di Nicola Corda wROMA E' stata la parola Pontida pronunciata da Maroni a gelare quel sorriso sempre meno convinto di Berlusconi. Il pollice verso di Bossi sul governo poteva pure essere uno scherzo come aveva cercato di spiegare, ma il ministro dell'Interno che addirittura gli va sopra con la voce, dice sul serio. Così l'attesa per il raduno del Carroccio sale ma a smontarla ci prova un deputato del Pdl del nord: Berlusconi si farà dire da Bossi di tutto, ma non succederà nulla. Un gioco delle parti, o quasi. Il primo è costretto ad accettare le condizioni, l'altro a fare la voce grossa per placare le ire dei militanti più arrabbiati che di Palazzo Chigi, se non riusciamo a cambiare nulla, non ne vogliono più sapere. Tesi che sarebbe avvalorata anche dalla difficoltà che nelle sedi regionali la Lega starebbe incontrando per riempire i pullman di attivisti padani. L'appuntamento insomma non avrebbe più l'appeal di una volta, anche se dalle parti del Carroccio smentiscono. L'unico oratore sarà Bossi e la scelta fa capire che il partito non ha intenzione di lasciare spazio alle divisioni. Stufo della Lega di "lotta e di governo" si dice il ministro dei Beni culturali Galan che con il partito padano ha incrociato la spada spesso e ora lo sfida al voto di fiducia nella verifica: E' stato autorizzato - dice - a me non dispiacerebbe". A respingere le condizioni di Pontida in anticipo era stato anche Alemanno per il quale la misura era già colma e i romani non avrebbero accettato ulteriori provocazioni leghiste. In attesa della verifica parlamentare di martedì e mercoledì, la maggioranza deve fare i conti anche con i numeri. L'ottimismo di Berlusconi parte dal presupposto che con l'uscita di Fli e l'arrivo dei Responsabili, dal 14 dicembre in poi i numeri non sono mai mancati. Sempre risicati sull'orlo dei 316, ovvero la maggioranza più uno a Montecitorio, ma comunque sufficienti ad andare avanti. La preoccupazione stavolta potrebbe arrivare dai litigi sempre più frequenti nella terza gamba della maggioranza che da settimane non riesce a eleggere il nuovo capogruppo. La pattuglia potrebbe poi molto presto assottigliarsi con la nascita della nuova formazione che fa capo a Miccichè che con la sua Forza del Sud ha annunciato il distacco ufficiale dal Pdl. Tutto in chiave antileghista e la strettoia che Berlusconi è costretto ad affrontare prevede anche i tanti no del ministro Tremonti che ha oggi più argomenti per difendere i conti pubblici. E che per dirla con uno dei luogotenenti del Pdl ha la vera golden share del governo: Berlusconi per arrivare alla fine della legislatura deve fare un patto con Tremonti e garantirgli l'investitura alla guida del centrodestra. ©RIPRODUZIONE RISERVATA