Yara, c'è il Dna del killer «Non è stata violentata»

ROMA E' un uomo di razza bianca ed ha agito da solo, l'assassino di Yara Gambirasio, la tredicenne di Brembate di Sopra trovata morta tre mesi dopo la sua scomparsa, in un campo di Chignolo d'Isola. Gli investigatori hanno isolato sugli slip della ragazza il profilo genetico del presunto killer. Il Dna è stato definito altamente indiziario e soprattutto non suscettibile di contaminazione casuale perché non derivante dal semplice contatto come gli altri tre individuati su un guanto (uno maschile ed uno femminile) e sul giubbotto. Uno di questi appartiene ad una insegnante di ritmica della giovane, completamente estranea all'omicidio. Non si tratta di liquido seminale, ma di un profilo lasciato come conseguenza di un possibile sfregamento: un particolare che esclude che la tredicenne abbia subito violenza sessuale. Quando il corpo senza vita è stato ritrovato, Yara aveva i pantaloni indosso. Una ulteriore conferma in tal senso era poi arrivata dall'esame autoptico. Chi sia l'assassino e perché l'abbia uccisa, lasciandole diversi segni di arma da taglio sulla schiena, resta ancora da chiarire. Il suo identikit biologico è stato confrontato, senza successo, con oltre 2500 Dna di persone residenti tra Bergamo e Piacenza (parenti, amici, ma anche i lavoratori del cantiere di Mapello ed i vicini di casa). Tra gli ultimi ad essere stati sottoposti all'analisi del tampone salivare, due autotrasportatori ed una coppia, finiti nel mirino perché il loro cellulare ha agganciato la cella della zona del ritrovamento del corpo. L'unica certezza, almeno finora, è che il 26 novembre, a trucidare Yara, non sia stato un gruppo, come invece si era immaginato dopo le due lettere di un anonimo che raccontò di aver visto, la sera della scomparsa, diverse persone su quel prato. Già nei giorni scorsi il pm Letizia Ruggeri, aveva definito demenziale l'idea che ad uccidere fosse stato un branco. Ora il cerchio sembra stringersi intorno all'ipotesi che l'assassino abbia agito da solo e che forse Yara lo conoscesse. L'uomo le si sarebbe avvicinato all'uscita del centro sportivo frequentato dalla ragazza, distante pochi passi da casa. Settecento metri in un paese di novemila anime dove il killer potrebbe ancora nascondersi. Una svolta si attende per il 27, quando sarà consegnata la relazione affidata ad un'équipe di esperti guidata dall'anatomopatologa Cristina Cattaneo. ©RIPRODUZIONE RISERVATA