Vigevano, falsi contributi I tre arrestati negano
di Lorella Gualco wVIGEVANO Una lunga giornata davanti al giudice per difendersi. Hanno negato le accuse i due funzionari comunali e la consulente arrestati mercoledì scorso nell'ambito dell'inchiesta per la presunta truffa dei falsi finanziamenti per i due progetti di valorizzazione del territorio EuCult e Canto della terra. Gli interrogatori davanti al giudice delle udienze preliminari del tribunale, Carlo Pasta, sono cominciati nell'aula magna del tribunale ieri alle 10 e si sono conclusi alle 17. La prima a rispondere è stata Paola Marchese, 48 anni, di Candia, la consulente esterna che aveva lavorato alla stesura dei progetti. Quindi è stata la volta di Dino De Vincenzi, 57anni, funzionario del settore Affari economici e finanziari del Comune, licenziato lo scorso gennaio con un provvedimento che però è stato impugnato e per il quale c'è un contenzioso in atto. L'ultimo ad essere sentito è stato Roberto Santini, 45 anni, l'altro funzionario del settore finanziario del municipio coinvolto nell'inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza e coordinata dal sostituto procuratore Marcello Maresca. Tutti e tre sono attualmente agli arresti domiciliari con l'accusa di truffa, mentre ai due dipendenti comunali è contestato anche l'abuso d'ufficio. Marchese, De Vincenzi e Santini hanno risposto alle domande del magistrato e hanno negato gli addebiti. Assistiti dai loro avvocati (Santini è difeso da Giulio Santagostino, De Vincenzi da Santagostino e Luca Vandone) hanno spiegato la loro posizione entrando nei dettagli dei progetti e dei meccanismi di finanziamento . Secondo le accuse, avrebbero creato, con false mail e documenti, attestazioni di finanziamenti in realtà mai concessi da Regione, Ministero e Unione Europea per i due progetti. Sulla base delle presunte false autorizzazioni il Comune ha messo a bilancio 350mila euro. L'inchiesta vuole chiarire dove sia finita questa somma. I due funzionari hanno negato di aver abusato della loro posizione per ottenere vantaggi personali o patrimoniali. Allo stesso modo, la consulente ha affermato di non aver concorso alla creazione di atti falsi o inesistenti. Durante il faccia a faccia con il giudice si è cercato di chiarire i meccanismi dei progetti, delle procedure burocratiche e dei finanziamenti. La lunghezza degli interrogatori si spiega anche con la necessità di entrare nel merito di una materia aministrativa piuttosto complessa che implicava interventi a livello dirigenziale,ma anche politico. Da quanto è trapelato, la linea difensiva degli indagati non sarebbe però stata centrata sullo scarico di responsabilità verso le scelte politiche, ma si sarebbe articolata in modo più complesso entrando nei dettagli tecnici e amministrativi rispetto ai fatti contestati. I tre indagati hanno difeso la loro posizione e negato di aver agito a danno dell'ente locale. I legali di Marchese, De Vincenzi e Santini hanno chiesto la revoca degli arresti domiciliari disposti una settimana fa e la rimessione in libertà dei loro assistiti. In via subordinata hanno presentato istanza per una misura cautelare meno severa. Il giudice si è riservato di decidere e ha ora cinque giorni di tempo per esprimersi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA