Scotti: «Sono stato vittima di un ricatto del gestore»
di Maria Fiore wPAVIA Sono stato vittima di un vero e proprio ricatto da parte del Gse. Ho pagato per salvare l'azienda. Su queste dichiarazioni, fatte davanti al giudice di Milano Stefania Donadeo durante l'interrogatorio di garanzia, Dario Scotti, l'industriale pavese del riso indagato per corruzione e truffa, fissa i pilastri della sua difesa. Per uscire indenne dalle accuse che gli rivolgono i magistrati pavesi Roberto Valli e Paolo Mazza - e cioè di avere pagato una tangente di 115mila euro a due funzionari del gestore nazionale perché l'ente ritirasse la richiesta di restituire 7 milioni e mezzo di euro di incentivi - l'imprenditore farà fare anche una perizia tecnica sulla situazione dell'impianto al momento in cui furono rilevate le presunte irregolarità. La richiesta del Gse si basava su un'ispezione del maggio 2009, in cui era emerso che nell'inceneritore del Bivio Vela gestito dalla Scotti Energia era in funzione un generatore di riserva che non avrebbe dovuto essere attivo. Nello stesso tempo, sarebbero entrati nell'impianto, secondo l'accusa, tipologie di rifiuti non conformi alle autorizzazioni e in alcuni casi pericolosi. Lo scopo della perizia è cercare di ribaltare queste premesse. E dimostrare che la richiesta di restituzione delle somme già erogate da Gse era illegittima. Scotti, durante l'interrogatorio, ha accusato l'ente di avere usato quella richiesta come un vero e proprio strumento di ricatto. L'esborso di oltre 7 milioni di euro – ha detto l'industriale – avrebbe avuto per l'azienda effetti devastanti e immediati, visto che il recupero dell'importo da parte di Gse sarebbe avvenuto mediante trattenute mensili sulle somme dovute. Un'eventuale causa giudiziaria per far valere i diritti della società avrebbe avuto tempi lunghi. Abbiamo solo salvaguardato l'azienda e tutelato i posti di lavoro. Scotti ha anche aggiunto che si è trattato di un unico episodio, cioè non ci sarebbero stati altri pagamenti, mentre sul fronte dei rifiuti ha detto di non avere mai avuto il sentore che nell'impianto di Rse venissero smaltiti rifiuti non conformi.