«Dirò tutto quello che c'è da dire»
PAVIA Volto tirato e occhiaie. Abbigliamento casual, che si limita a una maglietta blu su un pantalone scuro. Il cellulare all'orecchio, per raccogliere qualche parola di conforto. O con l'interlocutore si parla di lavoro? Dario Scotti è nel suo giardino, insieme a parenti e amici. In mattinata ha ricevuto la visita di altre persone. Nella casa in via Scarpa, oltre il portone di legno che nasconde alla vista dei passanti gli appartamenti signorili che si affacciano sul cortile interno, c'è un fermento che stride con la prescrizione del gip, che ha disposto per l'industriale del riso la misura degli arresti domiciliari. Oltre al pericolo di fuga e di reiterazione del reato, ci sarebbe anche l'esigenza di impedire l'eventuale inquinamento delle prove raccolte. Eppure, nell'ordinanza, non si parla di divieti. Né di restrizioni a comunicare con la gente. Ai giornalisti che tentano di avvicinarlo, l'industriale del riso che in pochi istanti, -quando gli uomini della Forestale si sono presentati a casa sua - ha visto il mondo crollargli addosso, fa un sorriso. Poi con la mano li allontana. Prima di rientrare in casa pronuncia le sue prime dichiarazioni pubbliche dal giorno dell'arresto: Quando sarà il momento dirò tutto quello che c'è da dire su questa storia. Parole che fanno pensare che l'imprenditore accusato di avere pagato due funzionari pubblici per evitare di restituire 7 milioni e mezzo di euro di incentivi già incassati, abbia ancora qualche carta da giocare e parecchie risorse. Nonostante il peso dell'accusa di corruzione che gli sta togliendo il sonno. L'industriale del riso promette un'altra verità e forse qualche rivelazione. Come chi aspetta il momento giusto per togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Comincerà a parlare oggi stesso, davanti al gip Stefania Donadeo e ai magistrati pavesi che hanno seguito, in mesi di indagine, ogni suo movimento e telefonata. (m. fio.)