Batterio, nuovo identikit Sono i germogli di fagiolo

di Barbara Cangiano wROMA C'è una partita contaminata di germogli di ortaggi, in particolare di fagioli, all'origine dell'epidemia scatenata dal batterio killer Ehec che sta terrorizzando l'Europa. Scagionati i cetrioli spagnoli e, più in generale, verdure e soia, finiti sul banco degli imputati nelle ultime settimane, dalla Germania arriva il nuovo verdetto. La gente che ha mangiato i germogli ha fino a nove volte più probabilità di avere diarrea con sangue o altri sintomi della presenza del batterio, rispetto a chi non li ha mangiati. Lo ha affermato Reinhard Burger, direttore dell'istituto Robert Koch (Rki), riunito ieri mattina a Berlino con i membri dell'ufficio federale per la tutela dei consumatori e la sicurezza alimentare e dell'istituto federale per la valutazione dei rischi. A confermare la possibilità che il vettore dell'epidemia siano i germogli, uno studio su persone che si erano sentite male dopo averli mangiati al ristorante. Non solo. Una confezione contaminata è stata trovata nel bidone dell'immondizia di una famiglia di Rhein-Sieg-Kreis, una cittadina vicino a Bonn, ha spiegato il ministero del Land. Due dei tre componenti di questa famiglia avevano consumato i germogli contraendo l'infezione a metà maggio. Intanto la ditta Bienenbuettel Gaertnerhof che produceva diciotto tipi di germogli, tra cui quelli incriminati, è stata chiusa giovedì, ma sono in corso ulteriori controlli su altre aziende. Per il presidente dell'Ordine nazionale dei biologi, Ermanno Calcatelli, la contaminazione potrebbe essere avvenuta nei semi venuti a contatto con acqua di fogna o con dei fertilizzanti. In attesa degli esami (la prima conferma è arrivata dalle analisi fatte nel Nord Reno-Westfalia), l'allarme resta alto: sale infatti a trentatrè il bilancio provvisorio delle vittime del batterio killer (trentadue delle quali nella Germania settentrionale ed una in Svezia) con 3092 contagiati in cinque settimane. Le autorità sanitarie tedesche hanno revocato l'embargo per pomodori, lattuga e cetrioli, in vigore dal 25 maggio e anche la Russia ha rimosso il veto sull'import di verdure dall'Ue, regalando così una boccata di ossigeno ai coltivatori. Da quando è iniziata l'emergenza, in Italia sono rimaste invendute 50mila tonnellate di prodotti agricoli . Il Parlamento europeo ha stanziato 210 milioni di euro. Ma la strada da percorrere per tamponare la crisi, secondo il ministro Saverio Romano, è ancora lunga. ©RIPRODUZIONE RISERVATA