«Il quorum si gioca solo in Italia»
di Maria Rosa Tomasello wROMA Il quorum si raggiungerà con il voto del 50% più uno degli aventi diritto residenti in Italia. Tant'è che alla Corte di Cassazione i voti degli italiani all'estero arriveranno già contati dalla Corte d'appello, senza il dato di affluenza. Per Gianluigi Pellegrino, avvocato del Pd, la questione è chiara: il voto espresso all'estero - che, se conteggiato, secondo stime dell'opposizione, potrebbe alzare il quorum al 55% - è irrilevante per la validità della consultazione. Il legale ne è certo: i timori che i referendum possano fallire a causa della mancata partecipazione di chi è lontano dal Paese sono infondati. Avvocato, perché è così sicuro che nel quorum non possano essere conteggiati i voti degli oltre tre milioni di italiani residenti oltre confine? Lo ha chiarito espressamente nel 2005 la Corte Costituzionale, con la sentenza 173, intervenendo sull'articolo 48: la Costituzione ha voluto evitare che gli italiani all'estero potessero essere contrapposti a quelli in patria. La Consulta ha puntualizzato che il loro voto, una volta espresso, è in tutto parificato a quello degli italiani in patria. Ma la mancata partecipazione al voto, aggiungo io spesso dovuta alla impossibilità o alla inadeguatezza dei governi di coinvolgerli nella tornata elettorale, non può invalidare il voto dei residenti in Italia. Dunque il quorum lo conosceremo lunedì pomeriggio. In parole povere... Diciamo che la Costituzione garantisce che se esprimo il mio voto all'estero vale come quello dato in patria. Ma se non lo esprimo, magari perché non sono messo nelle condizioni di farlo, questo non può travolgere l'intera consultazione. Basta pensare, del resto, che chi vive all'estero vota con meccanismo complessi e spedisce la scheda per posta semplice. E che succede se la busta si perde? Quindi da cosa nascono i timori che il voto, o meglio il non voto, degli italiani all'estero possa cambiare il destino dei referendum? Nessuno aveva visto la sentenza della Consulta. E le istanze di Italia dei Valori e Radicali? Attengono a una fase successiva, alla validità dei voti. Loro sostengono non solo che i voti all'estero non concorrono al quorum, ma si chiedono anche se i "sì" e i "no" espressi all'estero debbano essere considerati. Le due questioni si saldano sul nucleare, perché sul nucleare a quei cittadini non è stata neppure spedita la scheda giusta, perché il quesito è stato modificato. Quindi ci sarà da verificare la validità di quei voti e questo lo farà la Cassazione il 16 giugno quando si saranno contati i voti. Cosa dovrà decidere la Cassazione quindi? Se le preferenze, i "sì" e i "no" espressi sul nucleare potranno essere conteggiati. E' la prima volta che succede nel mondo, visto che il governo ha fatto il massimo caos possibile, decidendo di modificare la norma sul nucleare col decreto Omnibus proprio mentre gli italiani all'estero stavano già votando. Ma su che base deciderà? Sulla base del fatto che i no siano rilevanti ai fini della consultazione. Ma se i sì vinceranno in dimensione tale che nemmeno tutti gli italiani all'estero potrebbero cambiare il risultato, il rischio non c'è. ©RIPRODUZIONE RISERVATA