Teme la bocciatura e beve il solvente
Più che come un tentativo di suicidio leggerei questo gesto come un modo per attirare l'attenzione o piuttosto distoglierla da un problema più grande o più complesso da risolvere, in questo caso forse la bocciatura e la paura di comunicarla ai genitori . Ma bisognerebbe conoscere il caso nei dettagli per valutarlo dice la psicologa Maria Assunta Zanetti (nella foto). Spesso subentra la vergogna e l'incapacità di reggere il confronto con i genitori e allora si mette in atto un comportamento anomalo. E' sempre più frequente che i ragazzi, che vivono una debolezza emotiva, facciano ricorso a queste modalità che noi chiamiamo disfuzionali. Come intervenire per aiutare un figlio o uno studente? E' importante che genitori e figli recuperino lo spazio di lealtà e fiducia reciproca che, invece, spesso manca. E quando un disagio viene intercettato sarebbe importante evitare che si esasperino le tensioni. di Maria Grazia Piccaluga wPAVIA La pagella, nel primo quadrimestre era costellata di brutti voti. E Marco (il nome è di fantasia), 13 anni, quelle insufficienze non è riuscito a rimediarle. Non era un mistero ormai: sarebbe stato bocciato. Ma a giorni sarebbe arrivata anche la resa dei conti con mamma e papà che vivono separati e che, ha raccontato più tardi Marco, non voleva veder litigare. Così l'altro giorno ha pensato di compiere un gesto eclatante. Ha aperto il beauty case della mamma, ha preso il flacone del solvente per unghie e l'ha bevuto. Un momento di debolezza di cui si è subito pentito. Ho fatto una sciocchezza ha confidato spaventato a un'amica al telefono. E' subito scattato l'allarme. E la corsa al pronto soccorso del San Matteo temendo il peggio. Perchè a Marco quel solvente ha provocato dolori all'addome e nausea. In ospedale è stato sottoposto a tutti gli esami per valutare il grado di intossicazione. Non è stata necessaria la lavanda gastrica ma solo una flebo. Una notte in ospedale, per precauzione, e poi il trasferimento all'istituto neurologico Mondino per essere seguito dagli psicologi in un momento di estrema fragilità. In ospedale massima riservatezza attorno al caso che purtroppo non è isolato. Negli ultimi quattro-cinque anni i bambini e i ragazzi ricoverati per aver compiuto gesti eclatanti o aver tentato di togliersi la vita, nella maggioranza dei casi usando sonniferi trovati nell'armadietto delle medicine, sono stati una quindicina. Tutti risolti positivamente. Tutti presi in tempo. I ragazzi sono sempre più fragili – dice Maria Assunta Zanetti, psicologa –. E manifestano una grande difficoltà a gestire situazioni difficili che mettono in crisi un equilibrio precostituito. Ognuno reagisce in modo diverso. C'è chi supera da solo la fase critica e chi mette in atto quella che gli psicologi chiamano "modalità disfuzionale". Una fuga, un gesto eclatante, una rezione a sorpresa. E' recente il caso un ragazzino scappato di casa per aver preso una nota a scuola, dopo il litigio con un compagno. Un modo per sviare l'attenzione su un problema e attirarla su di sè, per chiedere aiuto. Comportamenti che spiazzano e preoccupano i genitori, che si trovano spesso con le armi spuntate. I ragazzi forse non sono più abituati a reggere le frustrazioni. E a volte le richieste che gli arrivano dal mondo degli adulti sono troppe riflette Adriana Sartor, insegnante con una lunga esperienza tra i banchi della scuola media. Sono impegnati su tanti fronti, gli viene richiesto un grande impegno. Noi adulti gli spianiamo tutte le strade, non vogliamo che soffrano ma alla fine li rendiamo incapaci di reagire. E se falliscono non riescono ad accettarlo. Invece bisognerebbe insegnare loro che l'insuccesso fa parte della vita e dopo ogni caduta ci si può impegnare per rialzarsi. Serve dialogo, dicono gli esperti. In casa e a scuola. E' importante che si instauri una reciproca fiducia tra genitori e insegnanti – riflette Sartor – e che i ragazzi capiscano che gli adulti hanno un progetto comune. Helpis onlus da qualche anno prova, con successo, a mettersi in contatto con i giovani. Lo fa con i loro strumenti. Una chat (helpis@live.it) attiva dalle 18 alle 20. Uno strumento per intercettare i loro bisogni, i loro disagi, i loro sogni. I giovani imparano da noi – dice Gino Fanelli di Helpis – . Hanno meno certezze e più fragilità. E tante, forse troppe scelte. E questo alimenta dubbi. Ognuno di noi ha una "cassetta degli attrezzi" da usare nelle situazioni difficili. Alcuni giovani non hanno ancora imparato a scegliere gli strumenti giusti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA