Protesta in cella I detenuti rifiutano il cibo del carcere

di Marianna Bruschi wPAVIA Il cucchiaio batte contro le sbarre di ferro della cella. Un suono che si ripete nei corridoi del carcere di Pavia. Il suono della protesta, per chiedere spazio, il rispetto dello spazio. Una buona parte dei 506 detenuti di Torre del Gallo rifiuta il cibo del carcere: mangiano solo quello che possono comprare. Anche questa è una forma di protesta. Ieri pomeriggio il consigliere regionale Giuseppe Villani e Alessia Minieri dei Radicali sono entrati in carcere, un sopralluogo per monitorare la situazione e verificare ancora una volta i numeri del sovraffollamento che porta i detenuti a protestare. Ci sono circa 80 detenuti in più rispetto alla soglia di tolleranza di 432 persone – spiega Alessia Minieri – e comunque il numero legale dovrebbe essere 244. Quasi in tutte le celle dormono tre detenuti – aggiunge Villani – e a fronte di un sovraffollamento c'è un sottodimensionamento del personale. Per questo da giorni i detenuti hanno messo in atto la protesta della "battitura": il rumore del ferro delle celle su cui battono con quello che hanno a disposizione. Una protesta confermata anche dalla direttrice del carcere Iolanda Vitale: E' una manifestazione per far sentire la propria voce per la situazione del sovraffollamento – spiega – comune in tutte le carceri. I detenuti chiedono condizioni migliori: i frigoriferi che hanno a disposizione non funzionano, impossibile conservare il cibo in estate. La direttrice conferma anche il rifiuto del cibo passato dal carcere. C'è anche la segnalazione di un detenuto in sciopero della fame. Ci hanno detto che lo sciopero è iniziato oggi – spiegano i Radicali – ma avevamo una segnalazione di uno sciopero iniziato da mercoledì scorso. In questo momento non posso confermarlo – dice la direttrice – un detenuto ha detto che vorrebbe iniziarlo, ma bisogna aspettare. Il nostro sopralluogo si lega a un'attività che vogliamo mantenere nelle carceri per monitorare le condizioni umane, civili e sociali – spiega il consigliere regionale Villani – anche sull'edificio abbiamo notato che il livello delle condizioni si è abbassato. E il servizio socio-sanitario, nonostante il lavoro delle poche persone che possono operare, non è a adeguato.