Rifiuti bruciati, paura per l'aria
La procura sostiene che nell'inceneritore della Scotti sono entrato metalli pericolosi che non dovevano essere bruciati, l'Arpa sostiene che dalla ciminiera non è uscita nulla di pericoloso: dove sta la verità? Come responsabile della salute pubblica voglio saperlo al più presto – risponde il sindaco Alessandro Cattaneo (nella foto) –. Il problema è che il Comune può avere solo i dati che l'Arpa ha rilevato: se sono dati in qualche modo falsati, il comune ha in mano carte inutili. Non è possibile avere dati certi? E' possibile – aggiunge Cattaneo –. Da ingegnere mi sono occupato di tutela ambientale e mi risulta che debbano essere conservati i dati grezzi rilevati al camino degli impianto industriali. Dati precedemnti a quelli elaborati anche dall'Arpa. Quando avremo accesso a questi dati, potremo verificare se davvero i controlli sono stati efficaci e se davvero l'aria di Pavia è sempre stata pulita come l'Arpa ha certificato. PAVIA Tangenti e rifiuti. Accuse e paure. Mentre si chiariscono i dettagli dell'inchiesta dei magistrati pavesi e della Direzione distrettuale antimafia, resta intatta la preoccupazione per l'aria che per mesi o anni si è respirata a Pavia. L'indagine per corruzione è infatti solo l'approdo di un'inchiesta ambientale più ampia, partita da Grosseto e che ha coinvolto, nel 2009, proprio l'inceneritore del Bivio Vela gestito dalla Scotti Energia. Un impianto realizzato di fianco allo stabilimento del riso e acceso nel 2002 con l'obiettivo di produrre energia pulita attraverso la combustione di lolla di riso. Nel 2004 il termovalorizzatore ottiene l'autorizzazione a bruciare anche i cosiddetti cdr, cioè rifiuti urbani trattati. Le indagini, non ancora chiuse, ipotizzano invece che nell'inceneritore siano finiti, dal 2005 al 2009, anche altri materiali, non regolari e in alcuni casi pericolosi. Anche rifiuti provenienti dalla Puglia, da siti industriali e perfino materiali ospedalieri non trattati. Si pensa, inoltre, che siano stati reimessi nel ciclo dell'impianto le stesse polveri della combustione, altamente tossiche, per risparmiare sui costi di smaltimento. L'accusa aveva ritenuto, per queste ragioni, che i 28 milioni di euro percepiti dal Gse, gestore servizi energetici, in quattro anni per la produzione di energia pulita non fossero dovuti. Ma il Riesame ha ritenuto di non sequestrare questa provvista di denaro. Sul tappeto è rimasto il problema ambientale. Le analisi sui materiali prelevati nell'inceneritore dalla Forestale nell'autunno 2010 avrebbero rilevato la presenza di cromo, piombo e nichel oltre i limiti. Più complesso, se non impossibile, analizzare i fumi della combustione, cioè le sostanze che sono passate attraverso i camini e che sono poi finite rilasciate nell'aria. Il mistero rischia di restare tale anche a causa di un'anomalia, anche questa riscontrata durante il sopralluogo della Forestale. Le indagini hanno infatti confermato che il sistema di monitoraggio dell'inceneritore, un dispositivo in grado di rilevare le concentrazioni di monossido di carbonio nelle emissioni, non ha funzionato bene dal 2007 fino a marzo 2010. I valori delle sostanze più nocive, trasmessi all'Arpa come prevede la legge, erano infatti sempre pari o vicini allo zero. Un risultato semplicemente non possibile in un impianto di quel tipo, secondo i consulenti tecnici della Procura. Ma i responsabili dell'inceneritore, prima Massimo Magnani e poi Giorgio Francescone, entrambi finiti agli arresti domiciliari lo scorso novembre insieme all'ex presidente della Scotti Energia Giorgio Radice, , non avrebbero mai segnalato anomalie. Nel frattempo, mentre questa anomalia continuava a esistere all'interno dell'impianto, i rifiuti continuavano a entrare e a essere bruciati nell'inceneritore. L'altro capitolo ambientale riguarda il possibile inquinamento delle falde acquifere. La qualità dell'acqua, con le piogge che ricadono al suolo, risente infatti di quello che si respira nell'aria. Anche su questo fronte le indagini sono ancora in corso. (m. fio.)