Ministeri al Nord, la sfida della Lega
di Gabriele Rizzardi wROMA Sul trasferimento dei ministeri al Nord la Lega insiste. Dopo aver strappato a Berlusconi il via libera al decentramento operativo di alcuni uffici o dipartimenti, condizione posta da Bossi al Cavaliere per andare avanti con il Pdl, Roberto Calderoli passa alla fase operativa. Il ministro per la Semplificazione ha depositato ieri in Cassazione la richiesta per una proposta di legge sulla territorializzazione dei ministeri e delle altre amministrazioni centrali. La raccolta delle firme per la proposta di legge di iniziativa popolare (ne servono almeno 50 mila) comincerà il 19 giugno sui pratoni di Pontida, dove Bossi potrà sventolare la bandiera verde con maggiore forza. Non basterà insomma neanche il trasferimento degli uffici di rappresentanza dei ministeri di Bossi e dello stesso Calderoli (Riforme e Semplificazione) che il governo potrebbe decidere, con un decreto ad hoc, già nel consiglio dei ministri di domani. L'accelerazione del Carroccio spiazza la maggioranza, scatena le proteste dell'opposizione e costringe Gianni Alemanno, che due giorni fa aveva detto sì allo spostamento degli uffici a condizione che la sede dei dicasteri rimanesse a Roma, a rivedere la sua posizione. La proposta di Calderoli è inaccettabile. Non è pensabile che un ministro della Repubblica prenda una iniziativa in contrasto con gli accordi raggiunti con le altre forze politiche e che è una offesa a Roma capitale attacca il sindaco. Contro l'iniziativa di Calderoli si scaglia anche la governatrice del Lazio, Renata Polverini, che parla di un affronto e invita i parlamentari del Lazio a far sentire la propria voce. Il Pd, con Anna Finocchiaro e Luigi Zanda, si unisce al coro degli indignati ma rinuncia a presentare una mozione di sfiducia in Parlamento mentre Di Pietro denuncia l'ennesima sciocchezza della Lega e dice no ad un ulteriore spreco di denaro pubblico. Distinguo e riserve arrivano anche dai partiti che sostengono la maggioranza. Il sottosegretario ai Beni culturali, Francesco Giro, ammette che la proposta di Calderoli è più elettorale che tecnica e chiede al governo di varare il secondo decreto legislativo su Roma capitale. Anche Francesco Storace se la prende con la solita, volgare, presa in giro di Bossi. Ma ieri a dare un dispiacere alla Lega ci ha pensato anche Altero Matteoli. Il ministro dei Trasporti, a nome del governo, ha bocciato in commissione la proposta di legge del Carroccio che prevede la regionalizzazione del capitale dell'Anas sulla base delle auto immatricolate e non dei chilometri di strade gestite (alla Lombardia il 19,18%, alla Sicilia il 5,32% e ala Campania il 4,87%) e il pagamento del pedaggio per tratte come la Salerno-Reggio Calabria e il Grande raccordo anulare di Roma. ©RIPRODUZIONE RISERVATA