Casalinga in fin di vita dopo essersi data fuoco
Lo scontro con un'auto sulla statale, a Redavalle, un volo di parecchi metri, dopo essere stato sbalzato dalla sua Yamaha, poi il violento impatto sull'asfalto. Così aveva perso la vita, il 24 giugno 2003, Mattia Corazza, 22 anni, unico figlio di Giuseppe e di Margherita Maggi. Una fine assurda, che aveva gettato nella più profonda disperazione i genitori. Mattia faceva il decoratore, una passione ereditata dagli zii Angelo e Giuseppe. di Roberto Lodigiani e Paolo Fizzarotti wVOGHERA E' in fin di vita, al centro grandi ustionati di Borgo Trento (Verona), dopo essersi cosparsa di alcol e data fuoco. Margherita Maggi non sapeva rassegnarsi alla perdita dell'unico figlio Mattia, morto tragicamente otto anni fa in un incidente stradale, e spinta dalla disperazione ieri mattina ha deciso di farla finita. E' scesa in garage, approfittando della momentanea assenza del marito Giuseppe, e ha dato seguito al suo proposito. La donna, 61 anni, casalinga, era ancora cosciente e in grado di parlare quando ha ricevuto i primi soccorsi, ma le sue condizioni sono apparse subito disperate. Presentava ustioni di terzo e quarto grado sul 90% del corpo. Dopo il trasporto con l'elicottero al policlinico San Matteo, nel pomeriggio è stata trasferita in una clinica specializzata. La prognosi è assolutamente riservata. La tragedia è avvenuta ieri mattina a mezzogiorno in una villetta al numero 6 di via dei Marinoni, nella zona artigianale di Cigognola. E' stato l'ultimo atto, la reazione più estrema e terribile a una condizione di sofferenza che si trascinava da anni e anni. Margherita non era più se stessa dopo che il destino crudele, in un pomeriggio di giugno del 2003, si era portato via il suo adorato Mattia. Una fine assurda, che aveva gettato la donna in una profonda depressione dalla quale non si era più ripresa, malgrado il prodigarsi del marito, che aveva provato in ogni modo a farla reagire, e le cure mediche che le erano state prescritte, ma che lei rifiutava ostinatamente, con cupa determinazione, come se non le importasse più nulla vivere. Infine, ieri, la scelta di attuare il disegno di morte che da tempo, probabilmente, covava nell'intimo dei suoi pensieri, decisa a raggiungere il suo Mattia. Non appena Giuseppe, il marito, è uscito di casa per svolgere alcune commissioni e recarsi all'ospedale dove doveva sottoporsi ad una terapia, Margherita è scesa in garage, ha svuotato quasi per intero su di sè il contenuto di una bottiglia di alcol, per poi trasformarsi in una torcia umana. Quando Giuseppe l'ha trovata, il fuoco aveva già fatto scempio. La donna era riversa a terra, i vestiti a brandelli, con ustioni gravissime praticamente in ogni parte del corpo. Il marito, a quel punto, non ha potuto fare altro che attivare i soccorsi. Sono intervenuti i vigili del fuoco di Pavia, l'équipe del 118 e l'ambulanza della Croce Rossa, mentre dall'ospedale milanese di Niguarda si alzava un elicottero. Inizialmente sembrava che la donna dovesse essere trasferita a Torino, visto che non c'era posto nei centri specializzati milanesi, ma un'altra situazione di emergenza a Cuneo ha bloccato anche quella soluzione. Si è ripiegato allora su Borgo Trento, dopo il temporaneo trasferimento alla Rianimazione del San Matteo. ©RIPRODUZIONE RISERVATA