Nuovi poveri, ecco la priorità
BR (segue dalla prima)BR Quello lontano e globale e quello vicino e territoriale. Loro ai numeri non ci credono ma, soprattutto, i poveri non li vedono. Ti dicono: guarda, sono tutti col telefonino in una mano e l'iPhone nell'altra. E ai caselli per il mare? Code infinite. I supermercati, poi, affollati di pensionati. E i ragazzi disoccupati? Lo saranno anche, ma mai che manchino all'aperitivo o alla serata in discoteca.BR C'è gente che butta uno sguardo panoramico e saccente sulla società italiana e ti giura di aver capito tutto. Alla povertà che cresce e al disagio sociale che aumenta non ci crede. Eppure la Consulta socio-assistenziale della Cei - dunque i vescovi italiani, non dei pericolosi estremisti - afferma che «la vulnerabilità delle famiglie e delle persone è cresciuta, che si sono persi quasi 900.000 posti di lavoro a tempo pieno, che sempre più donne sono escluse dal mercato del lavoro e che molti anziani con gravi limitazioni non sono aiutati».BR Vent'anni di politica in libera uscita, anche dalla verità, ha portato questo Paese allo sbando. Ma, soprattutto, ha inseminato di pensieri dissennati e velenosi la testa di tanta gente. Ad esempio di quelli che, anche in questa Provincia, sostengono che povertà e disagio non esistono e, dunque, non rappresentano uno dei dossier prioritari su cui istituzioni, forze politiche e associazioni dovrebbero confrontarsi al più presto.BR Eppure i numeri ci sono e parlano chiaro. Ad esempio all'incontro organizzato a Vigevano il 7 maggio scorso è emerso, secondo il Centro di Ascolto Diocesano «Don Comelli», una crescita significativa degli assistiti: sono stati 1524 durante il 2010 e nei primi tre mesi del 2011 hanno già raggiunto quota 992.BR Chi sono coloro che chiedono aiuto a questa 'porta aperta" su tutte le problematiche che affliggono il territorio vigevanese in questo difficile passaggio dalla de-industrializzazione a un orizzonte produttivo ed economico ancora in cerca di definizione?BR Sono donne (il 67%) in maggioranza tra i 40 e i 50 anni. private del lavoro e dunque del reddito, con conseguenti problemi di casa e con alle spalle, spesso, dolorose difficoltà famigliari (separazioni). Tra gli uomini è soprattutto la fascia dai 50 ai 60 che vive l'emergenza e chiede aiuto sia sul fronte immediato di beni e servizi di prima necessità sia di un ascolto che li sorregga nel ricostruire vite in caduta libera. Nella suddivisione secondo la provenienza l'emergenza più rilevante è rappresentata, sia nel 2010 sia nel primo trimestre 2011, dagli immigrati stranieri e, in particolare, dalle donne straniere (nel 2010 erano 463 rispetto alle 179 italiane che hanno chiesto aiuto). Nel primo trimestre 2011 sono state 230 rispetto alle 105 nostre connazionali.BR Se si allarga l'orizzonte, attingendo ai dati - disponibili sul 2008 con proiezioni al 2009 - dell'Ores (Osservatorio Regionale sull'esclusione sociale) stando ai report dei ricercatori Luca Pesenti e Gisella Accolla, nella ricca Lombardia vivono in condizioni di povertà ('assenza di standard di vita minimamente accettabile") 133mila famiglie per un totale di 342mila individui. Un dato stimato in crescita e che colpisce soprattutto anziani soli, famiglie numerose o mono-genitoriali.BR La povertà, da queste analisi, non ha mai una sola causa: si mescolano perdita del lavoro, difficoltà famigliari, cadute di reddito. E' una concatenazione che avanza e va a colpire la salute, la socialità, la tenuta dell'istruzione dei figli. Secondo le stimes dell'Ores, per affrontare queste emergenze l'impegno del terzo settore (Caritas, cooperative sociali, comunità, associazioni, volontariato) in provincia di Pavia ha segnato un incremento del 30%: imperniato su mense e case d'accoglienza, pacchi alimentari e, in misura assai minore, contributi monetari, distribuzione farmaci e abbigliamento mentre l'attività di ascolto e orientamento si è irrobustita.BR Dunque si è fatto un gran lavoro in questo territorio sul fronte di un'emergenza sociale crescente. E solo chi non vuole vedere può continuare a negare la realtà. C'è un dato aggiuntivo da sottolineare però. Nella redazione dei Piani di Zona per gli interventi su questi temi da parte delle Asl, e dei relativi 9 distretti operanti nel Pavese, in Lomellina e in Oltrepo, la nostra provincia ha registrato il più basso tasso di partecipazione a una effettiva e concertata consultazione, capace di dare ordinata voce a tutti i soggetti operanti. Il segnale che è quanto mai opportuno girare pagina. Affrontare nuovi modi di procedere. Il Comune di Pavia e i comuni del suo distretto socio-sanitario hanno costituito già negli scorsi anni sistematici momenti di confronto con il mondo del volontariato che, ad esempio, mancano in altri centri come Vigevano, Mortara, Voghera. Forse il nuovo vento che pare soffiare su questa provincia potrebbe dare buona prova di sé cominciando a trovare un passo comune, un metodo condiviso e la misura di una nuova efficacia proprio su questo fronte. Non si tratta di costituire umilianti e inefficaci 'registri dei poveri" ma, davanti a emergenze in crescita e risorse in calo è tempo di un confronto aperto e scevro da pregiudizi per ottimizzare, con metodo e razionalità, i risultati di una sfida che ci coinvolge tutti. Anche coloro che, dai tavolini del Bar Sport, i poveri non riescono proprio a vederli.BR
Giorgio Boatti