Centrale, spunta la doppia autorizzazione

bCASTELLO D'AGOGNA. /b Manca ancora la sentenza del Consiglio di Stato sulla vicenda del contenzioso aperto dalla fondazione Vera Coghi nel 2009, contro l'allora Maire Tecnimont, ora Biomasse Olevano srl.BR Il dibattimento si è tenuto nei giorni scorsi: la sentenza dovrebbe dare un responso definitivo sul futuro della centrale a biomasse nel Comune di Olevano. Durante la fase dibattimentale, è emerso un nuovo documento presentato dal legale della Provincia, l'avvocato Giuseppe Franco Ferrari. Il legale ha proposto l'acquisizione agli atti di un documento emesso dall'ente di Piazza Italia, consegnato solo pochi minuti prima nelle mani dell'avvocato della Fondazione Coghi, da cui risultava che la Provincia aveva dato l'ok ai lavori alla centrale fino al 29 aprile, a fronte di una diffida nei confronti della ditta emessa da Consiglio di Stato, che consentiva di proseguire nella costruzione della centrale, solo per quanto riguarda la sola messa in sicurezza. La Provincia, «in data 29 aprile aveva constatato che tutto era in ordine - spiega in una nota la Fondazione Coghi - In sostanza che Biomasse s'era comportata bene, aveva cioè rigorosamente mantenuto i proprio interventi nell'ambito della messa in sicurezza degli impianti». Il commento dell'avvocato Loriana Zanuttigh, che rappresenta la Fondazione, propone alcune perplessità: «Stranamente il documento era senza firma - commenta il legale - salvo a fondo pagina un riferimento ad un dirigente. Mancava di data e del numero di protocollo della Provincia. Peccato però che nel dicembre 2010 era emerso che la Società Biomasse avesse già presentato una istanza di messa in sicurezza, ottenuto l'autorizzazione in deroga della Provincia e completato i lavori della messa in sicurezza del cantiere alla fine del 2010, dando a dicembre 2010 formale comunicazione alla stessa Provincia che i lavori, consentiti per 30 giorni erano totalmente conclusi. L'osservazione è comprensibile per tutti: ma se il cantiere allora era già in sicurezza perché l'hanno richiesta nuovamente apparentemente per gli stessi lavori di messa in sicurezza già conclusi»? Che hanno mai fatto in ben 5 mesi di ulteriore messa in sicurezza e ancora non hanno finito?". La presidente Mariangela Collivignarelli Zenoni ricorda però, nell'ambito di questa battaglia legale, il diritto dei cittadini a sapere esattamente come è utilizzato il territorio, che è un bene collettivo quando lo si considera come condizione essenziale del benessere di tutti. (s.m.)BR