Valanga di voti contro Berlusconi
BR bROMA./b Più che una sconfitta, una disfatta. L'Italia volta le spalle a Berlusconi, il centrosinistra stravince la tornata elettorale, ma soprattutto espugna Milano, piazza simbolo e roccaforte del potere berlusconiano e leghista, per la prima volta dopo vent'anni. E gli scarti sono talmente netti che questo 30 maggio sembra destinato a restare una data di snodo nel calendario politico italiano. La boa che segna un'inversione di tendenza e la fine di una intera stagione politica, il quasi ventennio dominato dal Cavaliere. Poco più di un mese fa, il 17 aprile, era stato lo stesso Berlusconi ad avvertire che queste elezioni amministrative sarebbero state «un test nazionale per il governo». Il test c'è stato e il responso è inequivocabile.BR Il centrosinistra vince in tutte e 4 le città maggiori andate al ballottaggio: Milano, Napoli, Trieste e Cagliari (a Torino e Bologna aveva vinto al primo turno). A Napoli è quasi un plebiscito, con De Magistris che ottiene più del 65 per cento dei voti, ma sfiora il 60 anche il giovane Massimo Zedda a Cagliari e Roberto Cosolini, a Trieste, si ferma poco sotto, al 57,5. A Milano la piazza di gran lunga più importante di queste elezioni, Giuliano Pisapia viene eletto sindaco con il 55,1 contro il 44,9 della Moratti. Un distacco di 10 punti percentuali tanto più significativo se confrontato con il dato dell'affluenza che proprio nel capoluogo lombardo ha fatto segnare un record di partecipazione facendo registrare praticamente la stessa percentuale del primo turno: 67,24 rispetto a 67,56.BR Complessivamente la partita nei comuni capoluoghi si chiude cosi con un secco 22 a 8 per il centrosinistra che migliora il 20 a 9 delle precedenti elezioni (il sindaco di Villacidro era candidato da una lista civica), un risultato che solo qualche mese fa sembrava non si potesse più ripetere. Nei Comuni capoluoghi di regione il risultato è un ancor più perentorio 6-1, rispetto al 4-3 delle precedenti elezioni. Nelle Province in cui si eleggeva il presidente, il centrosinistra vince 7 a 4, esattamente come nelle ultime elezioni. Ma c'è da sottolineare che in due delle province in cui vince, il centrodestra elegge un presidente dell'Udc.BR Cosi come i numeri della contabilità delle amministrazioni strappate dal centrosinistra sono chiari, ma non dicono tutto. Ha infatti un valore politico enormemente superiore a quello numerico la vittoria a Novara, roccaforte leghista in Piemonte. O quelle nella provincia di Pavia e nei comuni lombardi, dalla stessa Arcore, a Gallarate, Rho (il comune che ospiterà l'Expo), Desio, San Giuliano Milanese, Cassano d'Adda. Il centrosinistra fa in particolare l'en plein nei 5 comuni della provincia di Milano. Fallisce insomma clamorosamente un altro test, all'interno di quello più generale, l'esperimento della corsa solitaria dei candidati leghisti. Il Carroccio perde praticamente dovunque con l'unica eccezione di Varese, dove però vede drasticamente ridotti i suoi consensi. E un candidato leghista viene sconfitto nell'elezione per la Provincia di Mantova. Il centrodestra conquista Rovigo, Cosenza e Iglesias, ma il centrosinistra governa ora tutte le grandi città del Nord, da Genova a Torino, Milano, Venezia, Trieste e buona parte dei capoluoghi di provincia.BR Non perde insomma solo Berlusconi. Sembra andare in crisi un intero blocco politico che comprende e trascina con sè anche Bossi e la Lega. Da oggi il risultato di queste elezioni peserà sul destino del governo. Certo è che il referendum su Berlusconi non poteva avere responso più chiaro. Il Cavaliere ha voluto essere capolista a Milano, proprio per rappresentare la valenza politica di questo voto. Ha imposto toni e parole d'ordine da quel 'Fuori le Br dalle procure" dei manifesti di Lassini a Milano, fino alla grossolana accusa gettata dalla Moratti fra le gambe di Pisapia. Dopo aver raccolto nel primo turno solo la metà delle preferenze rispetto alle precedenti elezioni, ha preferito tenersi alla larga da Milano e ha chiuso la campagna elettorale a Napoli. Ma il capoluogo campano è stato l'altro polo del tracollo del Pdl. Un candidato imposto dagli uomini del Cavaliere, a cominciare da Nicola Cosentino, è stato umiliato dal plebiscito a favore di de Magistris.BR Già ieri le opposizioni hanno chiesto che Berlusconi si faccia da parte. Di sicuro il Cavaliere non potrà più dire di aver vinto tutte le elezioni. E neanche potrà spacciare mirabolanti sondaggi a suo favore.BR P align=rightfont size=1© RIPRODUZIONE RISERVATA/font/P
Andrea Palombi