Cento giorni di rivolta contro Gheddafi
b BENGASI. /bNon sono bastati cento giorni per costringere Muammar Gheddafi a lasciare il potere che dal 1969 gestisce in maniera assolutista e sanguinaria in Libia, ma i ribelli della Cirenaica sono convinti che la vittoria finale «è ormai vicina». «Sono cento giorni dall'inizio di questa rivolta benedetta e vediamo emergere la vittoria sul piano nazionale e internazionale», ha detto ieri a Bengasi il presidente del Consiglio nazionale di transizione (Cnt), Mustafa Abdel Jalil, sottolineando «il forte sostegno internazionale» alla rivolta e salutando con favore «la presa di posizione del G8», secondo il quale «nessun negoziato sarà possibile» se Gheddafi e il suo regime non lasceranno il potere. Jalil, per la verità, lo andava ripetendo da tempo: «Gheddafi non è come Ben Ali o Mubarak, con lui non è possibile una soluzione politica». E infatti il Rais, asserragliato in qualche bunker segreto a Tripoli o nella natia Sirte, ha respinto sdegnato al mittente anche l'ultimo appello alla resa lanciato in coro dall'Occidente e dalla Russia all'ultimo G8 di Deauville, in Francia. «Non siamo interessati, Gheddafi non se ne va», ha annunciato il vice ministro degli Esteri di Tripoli, Khaled Kaaim. Bocciata anche la proposta di una eventuale mediazione della Russia, offerta dal presidente Dmitri Medvedev.BR La Nato ha intanto annunciato di essere pronta a schierare elicotteri da attacco per la prima volta in Libia, per intensificare la pressione sulle forze di Gheddafi sul terreno.BR