Libano, attacco ai caschi blu italiani

bROMA. /bbPoteva essere un'altra strage di militari italiani, ma questa volta i terroristi hanno fallito. Almeno in parte. Sei soldati della missione Unifil II, in Libano, sono rimasti feriti in un attentato ieri pomeriggio intorno alle 16 ora italiana, due sono in gravi condizioni ma - secondo fonti dello Stato Maggiore italiano - non sono in pericolo di vita. Si tratta di quattro campani e due pugliesi: i primi in servizio al 10º Reggimento di manovra di Persano (Salerno).BR /b Gli altri appartengono al Reggimento trasporti di Bari. I militari erano su una Jeep Vm-90 che faceva parte di un piccolo convoglio di mezzi italiani, in tutto quattro, in transito sulla superstrada che collega Beirut con Sidone. La Jeep era in coda, al suo passaggio è esploso un ordigno posizionato dietro la barriera laterale di cemento e forse comandato a distanza, investendola in pieno nella parte anteriore. Il mezzo con i sei militari è stato completamente distrutto dalla deflagrazione, per almeno un'ora dal Libano sono arrivate notizie della morte di due nostri soldati e di quattro feriti. Ma con il passare dei minuti per fortuna il bilancio è divenuto meno pesante. Il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha descritto cosi la situazione: «Un ferito rischia di perdere un occhio, l'altro ha una lacerazione alla carotide ed è già stato operato». La zona dove è avvenuto l'attentato è molto trafficata (ci sarebbero anche dei civili feriti, notizia non confermata ufficialmente), ed è vicina al fiume Awali, ma non fa parte del normale teatro delle operazioni Unifil. Un normale trasferimento dunque, del quale hanno approfittato i terroristi per colpire. Ed è la prima volta che i militari italiani, il contingente più numeroso in Libano con 1.780 uomini, viene preso di mira dagli estremisti islamici. Due gli attentati precedenti contro il contingente internazionale al confine tra Libano e Israele: nel 2007 morirono sei soldati Onu spagnoli, e nel 2008 furono feriti in modo non grave due irlandesi.BR La Russa ha aggiunto che l'attacco è stato compiuto con un ordigno rudimentale, mentre il ministro degli Esteri Frattini ha ribadito l'intenzione di ridurre il contingente impegnato in Libano, disimpegno chiesto a gran voce dalla Lega: Calderoli è tornato a chiedere il ritiro dopo averlo già fatto durante l'emergenza sbarchi a Lampedusa, provocando l'irritazione del Pdl. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, a Varsavia per un vertice dei Capi di Stato, ha parlato di «sgomento e preoccupazione», in attesa di ricevere notizie più precise, non nascondendo la sorpresa per un attentato avvenuto in un'area di estrema delicatezza del Medioriente dove finora non era mai accaduto nulla del genere. Le diplomazie e i servizi di intelligence si interrogano ora sulla matrice dell'attentato. Ieri era la giornata internazionale dei Peacekeeper Onu, in cui sono ricordati i caschi blu uccisi nelle varie missioni nel mondo, quindi la data non sembra casuale. L'attentato però segue anche di poche ore la fine del vertice del G8 a Deauville, in Francia, che ha varato un fondo per le democrazie nate dalla 'primavera araba", e che ha anche lanciato un duro avvertimento al presidente siriano Bashar al-Assad ad ascoltare il popolo, minacciando «ulteriori misure» se non verranno avviate le riforme. E nel complicato scacchiere libanese, si sa quanto pesa l'influenza della Siria tramite il movimento estremista Hezbollah, molto forte nel «Paese dei cedri». Ma proprio Hezbollah qualche ora dopo l'attentato ha espresso condanna esprimendo «sgomento, dolore e rabbia».P align=rightfont size=1© RIPRODUZIONE RISERVATA/font/P