Elena ridà la vita a tre bimbi Donati cuore, fegato e reni
bROMA. /b La tragedia di Elena si è trasformata in un miracolo per tre bambini: gli organi della piccola di 22 mesi morta dopo essere stata dimenticata in auto per cinque ore dal padre, convinto di averla lasciata al nido, hanno portato la vita. «Per noi rinasce una nuova speranza. Grazie ai genitori di Elena, vi siamo vicini» ha detto commosso il papà del bimbo di nove mesi affetto da atresia delle vie biliari che ha ricevuto il fegato all'ospedale Molinette di Torino. L'equipe del professor Mauro Salizzoni aveva lanciato la richiesta nella notte, a causa delle condizioni disperate del piccolo: «Ora Tommaso ce la farà, ne sono certo» ha detto il chirurgo al termine dell'intervento.BR Il cuore batte invece nel petto di una piccola di due anni ricoverata agli ospedali Riuniti di Bergamo: «Ha reagito bene. Abbiamo trapiantato un piccolo cuore in una bambina che pesa appena nove chili» hanno spiegato Amedeo Terzi, responsabile del Centro trapianti, e Lorenzo Galetti, titolare della Cardiochirugia pediatrica. I reni, invece, dovrebbero essere trapiantati su un paziente dell'ospedale Bambino Gesù di Roma.BR «Da questa morte nasce la vita e i genitori hanno dato prova di generosità sconfinata, un gesto prezioso» ha commentato Francesca De Pace, che coordina l'attività di trapianto ad Ancona e che, a partire dalle 2 di ieri, ha seguito l'operazione di espianto multiorgano, conclusa alle 6. «È stata molto dura anche per noi: in 23 anni di trapiantologia non ho mai visto una bambina cosi piccola» ha detto. Elena, infatti, è una delle più giovani donatrici in Italia.BR Alle 11 di oggi il pm di Teramo Bruno Auriemma affiderà l'incarico per l'autopsia. Per poter procedere, sabato sera, la procura aveva notificato al papà di Elena, Lucio Petrizzi, docente universitario, un avviso di garanzia per omicidio colposo. Un'ipotesi di reato che si è «alleggerita» rispetto a quella formulata inizialmente di abbandono di minore aggravato dalla morte, che prevede da 3 a 8 anni di reclusione.BR Il magistrato, che subito dopo la morte della bambina aveva avuto un colloquio con l'uomo, ha dunque escluso il dolo. Petrizzi, che pur nel dolore è stato teneramente difeso dalla compagna Chiara Sciarrini, all'ottavo mese di gravidanza, quel mercoledi 18 maggio avrebbe agito come un'automa. Neppure la telefonata della moglie, a metà mattinata, l'avrebbe riportato alla realtà, né l'avrebbe aiutato essere tornato all'auto, in sosta nel parcheggio dell'università. Una beffa del destino: i vetri oscurati del pick up gli hanno impedito di vedere che la sua Elena era ancora in macchina. (m.r.t.)P align=rightfont size=1© RIPRODUZIONE RISERVATA/font/P