MASANIELLO E CHE GUEVARA LA STRANA COPPIA CHE AVANZA
BR Che cosa hanno in comune Masaniello e Che Guevara? Che hanno ancora da dirci le due più consumate icone della politica pop in questa inquieta primavera italiana? C'azzeccano, eccome se c'azzeccano. Eccoli che si materializzano dalle urne elettorali: a Milano Giuliano 'Che" Pisapia e Luigi 'Masaniello" De Magistris a Napoli. La strana coppia.BR Comunque vadano a finire i ballottaggi, i due candidati sindaci hanno rimesso in moto un processo politico finora confinato alle trame parlamentari, tra voltagabbana e sottosegretari dell'ultima ora. Entrambi hanno raccolto un consenso popolare che nessun sondaggio della vigilia aveva intercettato. I giornali più vicini a Berlusconi e alla destra sono impegnati a rappresentarli come pericolosi estremisti.BR Sulla prima pagina di 'Libero" è stata pubblicata una caricatura di Pisapia: maglietta con il celebre volto del rivoluzionario latinoamericano, bandiera rossa con falce e martello e, in testa, un turbante che fa tanto filo-islamico. Mamma li turchi in versione comunista. Bossi gli ha dato del matto (per poi smentire) e l'ha accusato di voler trasformare Milano in zingaropoli. Sotto le guglie della madonnina il nervosismo è massimo. Se il capo del principale partito del Lombardo-Veneto è costretto ancora ad attaccare duro dopo che lo stesso premier cosi facendo ha perso nello scontro faccia e voti, vuole dire che gli argomenti per esorcizzare il pericolo Pisapia sono solo 'contro". Quasi che Lega e Pdl siano sempre stati all'opposizione. Silenzio invece sulle proposte 'per" Milano. Ben strano dopo cinque anni di amministrazione Moratti e quasi venti ininterrotti di centrodestra. Evidentemente per mobilitare il proprio elettorato fa più presa l'invocazione del nemico alle porte rispetto al bilancio delle cose fatte.BR Da questo punto di vista la 'sciura" Letizia sembra abbia deluso sia la borghesia che i ceti popolari. Scivolando nell'estremismo verbale, malattia senile di un partito moderato in calo di consensi.BR A Napoli De Magistris (con l'ultima 'i" accentata, come pronunciano spesso i suoi sostenitori) ha furbescamente incassato l'epiteto che il candidato del Pdl, Gianni Lettieri, gli ha affibbiato illudendosi di danneggiarlo: «Il paragone con Masaniello è calzante nel senso che io posso essere identificato come un trascinatore, come un uomo di popolo che si mette in prima linea in una rivoluzione pacifica. Per il resto, io non farò la fine di Masaniello» ha dichiarato all'Espresso on line.BR Diavolo di un ex pm; in poche parole ha riscritto la Storia: eccolo nella veste dell'eroe popolare, quel pescivendolo analfabeta che nella Napoli plebea del XVII secolo si illuse di farsi re e fini ucciso, tradito dai suoi. Ma il finale, dice, volgerà a suo vantaggio in ogni caso. L'eurodeputato è un agitatore nato, basta vederlo in tv: se c'è da fare 'ammuina", lui è maestro. Ha bloccato la marcia trionfante del Pdl, ha frantumato quel che resta del Pd e si è smarcato pure dal padre-padrone del suo partito, Di Pietro. Masaniello vagheggiò una 'Real repubblica napoletana", un guazzabuglio di monarchia e di potere popolare. D'altra parte Achille Lauro e Antonio Bassolino, i sindaci più amati-odiati dal dopoguerra in poi, hanno incarnato proprio questo contraddittorio ruolo di re repubblicani. Vuoi vedere che funziona pure con De Magistris? Certo, dall'agitare la sciabola del rivoluzionario a padroneggiare il bisturi dell'uomo di governo, c'è tanta differenza. Chissà stavolta la storia come va a finire.BR l.vicinanza@finegil.it P align=rightfont size=1© RIPRODUZIONE RISERVATA/font/P
Luigi Vicinanza