Con la mamma non è stalking

BR bVIGEVANO. /bbAnche se ha scontato sei anni di carcere per l'omicidio di suo padre, Letizia Natale resta una madre: può contattare anche ossessivamente il suo unico figlio per chiedere soldi, cercare di sapere dove abita, mandargli Sms.BR /b Il Tar della Lombardia ha annullato l'ammonimento che il questore di Pavia aveva inflitto alla donna oggi 50enne, ex commercialista ed ex assessore comunale al Bilancio per la Lega Nord, che nel 2003 ha investito con l'auto e ucciso il padre Augusto, 72 anni. Da quando è uscita dal carcere - vive tuttora a Vigevano - secondo le contestazioni del figlio Andrea, oggi 26enne, Letizia avrebbe iniziato a cercare in ogni modo di contattarlo, anche se il ragazzo non ha più nessuna voglia di vederla o sentirla. Il figlio - che non abita più a Vigevano - aveva ottenuto che il questore di Pavia ordinasse a sua madre di lasciarlo in pace. Ma Letizia Natale ha presentato ricorso al Tar che le ha dato ragione. Per accusare la donna di comportamenti di «carattere persecutorio», scrivono i giudici del tribunale amministrativo, «si richiede un comportamento oggettivamente 'minaccioso" o 'molesto", posto in essere con condotte reiterate». «Non si vede come possa integrare il presupposto appena descritto il tentativo di una madre di venire a conoscenza del luogo in cui abbia la residenza il figlio, chiedendo informazioni presso conoscenti, o l'invio di due e-mail e due sms, o due colloqui in Curia alla presenza di terze persone». Non configura una molestia «il carattere patrimoniale delle richieste (fondate o infondate che siano) avanzate da un genitore nei confronti del figlio, per quanto possano apparire bizzarre agli occhi di un estraneo». Quindi «il decreto di ammonimento non può essere utilizzato quale strumento per ingerirsi in situazioni di pura conflittualità familiare, per quanto esasperata». L'omicidio di Augusto Natale era avvenuto il 12 maggio 2003, in via Mulini a Vigevano. I rapporti fra padre e figlia erano da sempre pessimi: causa scatenante del delitto era stata probabilmente un'eredità in arrivo dall'America. Letizia Natale aveva noleggiato un'auto, per non farsi immediatamente riconoscere dal padre. Lo aveva travolto mentre usciva da casa della sua compagna, appunto in via Mulini, a pochi metri dal tribunale. Le indagini avevano appurato che Letizia aveva un forte esaurimento psichico. E questo aveva contribuito a rendere meno pesante la condanna: era stata riconosciuta la seminfermità mentale, per cui la sentenza era stata di 13 anni in primo grado, ridotti a 10 in appello. L'indulto ha alleggerito ulteriormente la pena. Nell'ottobre 2009 Letizia Natale è tornata in libertà, dopo sei anni e 4 mesi in cella. Da donna libera, ha iniziato in modo compulsivo a cercare un rapporto che il figlio non voleva più, tanto da spingerlo a presentare un esposto. Ma per il Tar l'ammonimento del questore è immotivato.BR

Anna Mangiarotti