«Pamela, scienziata gentile»

BR b PAVIA. /bSulla porta del dipartimento di Genetica e microbiologia è appesa una foto di Pamela, il sorriso luminoso, la mano a sorreggere la testa. La stessa foto è appoggiata su una scrivania al primo piano dove Pamela lavorava, stampata in bianco e nero è appesa sulla bacheca della sua docente di riferimento da sei anni. Un modo per ricordare una ricercatrice capace, che ha perso la vita sull'asfalto in piazza Minerva, travolta da un autobus. Elena Giulotto era la sua responsabile per il dottorato di ricerca e ne era stata la relatrice per la tesi finale, e anche per la laurea del triennio e per la specialista. Pamela era molto di più di una studentessa. «Era speciale, gentile, educata come adesso ce ne sono pochi - ricorda la docente - quando doveva decidere se fare o no il dottorato era indecisa, io l'ho incoraggiata perché era brava, aveva attitudine alla ricerca». La aspettava in questi giorni. Al rientro dalla vacanza a Porto Salvo avrebbero dovuto lavorare insieme per finire due articoli da inviare per la pubblicazione. Si dedicava con passione alla genetica, lavorava sui telomeri, sull'organizzazione dei cromosomi. Ci vorrà coraggio per riprendere il suo lavoro e finirlo. «Aveva dei risultati interessanti, farò di tutto perché siano pubblicati», dice Elena Giulotto. E' difficile parlare di Pamela sapendo che non potranno più vederla. «Eravamo come una famiglia - dice Sasha, collega del laboratorio - Arriviamo alle 9 e andiamo via alle 18 tutti i giorni, siamo sempre insieme. Se c'è da festeggiare si fa qui in laboratorio, se c'è un problema se ne parla qui». Non solo colleghi, soprattutto amici. Francesca, di qualche anno più grande, l'aveva seguita quando aveva mosso i primi passi nel laboratorio per preparare la tesi triennale. «L'avevamo vista un'ora prima dell'incidente, era con noi, ci siamo abbracciati», ricorda Francesca. Ha gli occhi rossi, scende una lacrima. «Condividevamo tutto, il lavoro, le uscite al sabato sera», racconta Marco. Pamela era modesta, attenta al suo lavoro, un percorso costruito con impegno, sorridente con i suoi 27 anni. Cosi la descrivono al dipartimento. Dopo aver concluso il dottorato doveva decidere come trasformare la passione in lavoro. Aveva pensato di andare all'estero, magari di avvinarsi al suo ragazzo, Maxime, che vive a Ginevra. Poi ha preferito restare a Pavia, accanto alla sua famiglia. «Avevo ottenuto per lei una borsa di studio di sei mesi per finire il suo lavoro - spiega Elena Giulotto - ma è stata bloccata dalla riforma Gelmini. Le avevo dovuto dare anche questa brutta notizia, ci era rimasta male, ma se n'era fatta una ragione, continuava a venire qui perché le interessava vedere pubblicati i suoi lavori». Poi si era riaccesa la speranza. Era arrivata una borsa di studio dal Cnr, i laboratori sono proprio accanto al dipartimento di Genetica, avrebbe lavorato in un ambito in parte diverso, ma comunque di suo interesse. Doveva iniziare il primo giugno. Per questo era andata in vacanza adesso, per concedersi un po' di relax prima di immergersi in una realtà nuova. «L'avevo vista prima che partisse, era cosi contenta - ricorda la sua docente - mi aveva detto 'quando torno sarò qui a tempo pieno per finire il lavoro". Ci tenevo al suo futuro, alla sua carriera. Continuiamo a dire che Pavia è una città universitaria, ma questa non è una città per studenti, le strade sono piene di buche, non c'è rispetto per chi va in bicicletta. Una ragazza non può morire cosi, è una tragedia annunciata».BR P align=rightfont size=1© RIPRODUZIONE RISERVATA/font/P

Marianna Bruschi